Quirra: l'alibi delle ricerche scientifiche per non bonificare

Quirra: l'alibi delle ricerche scientifiche per non bonificare

Quirra, l’ennesima beffa: la perizia depositata nel Tribunale di Lanusei nell’ambito del processo sul poligono di Quirra

Incredibile ma vero. “Negare tutto anche di fronte all’evidenza” per una certa scienza non indipendente, non sorprende. E’ ormai da decenni che le proposte di ennesime e inutili indagini scientifiche è l’escamotage per assolvere dalla responsabilità di disastro ambientale il primo imputato: lo Stato italiano.
La perizia depositata nel Tribunale di Lanusei, del prof. Mariani, nominato dal giudice dell’udienza preliminare Nicola Clivio, che avrebbe dovuto smontare le tesi d’accusa di inquinamento ambientale del Procuratore Fiordalisi, non poteva che decretare: “…a Quirra nessun disastro ambientale”, ma nello stesso tempo le certezze traballano e invoca “nuove indagini scientifiche, sanitarie e veterinarie”. Insomma la grande perizia non dà risposte certe.
L’inadeguatezza della metodologia adottata in questa ricerca non è novità perché essa accomuna anche tutte le indagini scientifiche condotte negli anni per conto di Ministeri dello Stato italiano, dall’Agenzia Nato-Nasma, dalla stessa ASL di competenza etc.
Se i criteri di indagine sono volutamente inadeguati, è legittimo il sospetto sull’indipendenza della ricerca scientifica. Tuttavia sino ad oggi con l’alibi delle indagini scientifiche, sempre incerte, si è continuato a sacrificare sull’altare degli interessi di Stato, la salute delle nostre economie, del nostro ambiente, dei cittadini civili e militari.
Non bastano le malattie, l’elevata incidenza dei tumori, le malformazioni congenite, le frequenti interruzioni spontanee di gravidanze, l’aumento dei casi di sterilità, le morti …quella recentissima del militare Bellisai…Non bastano le testimonianze dei medici di famiglia e dei pediatri, dei dati rilevati occasionalmente dai veterinari sullo stato di salute degli animali e degli allevatori,per riconoscere che oltre 50 anni di sperimentazioni belliche e di esercitazioni con armamentari di guerra a Quirra, come negli altri poligoni nell’Isola, sono pericolosi e incompatibili con la vita.
Questa è la ragione per la quale riteniamo inutili e forvianti le ennesime proposte di ricerche con metodi scientifici sempre inadeguati a rilevare l’inquinamento elettromagnetico, la presenza di elementi tossici, di nanoparticelle di metalli pesanti, uranio e torio prodotti nelle aree delimitate da filo spinato dove venivano fatti brillare gli ordigni.
L’unica utilità della ricerca dello scienziato Mariani, perito del Tribunale, come per tutte le altre, è per perpetuare l’inganno e la beffa per noi sardi.
Intanto la prescrizione si avvicina e “giustizia sarà fatta”… ma non per noi sardi che saremo condannati a continuare a pagare ad alti costi anche in termini di salute, l’aggressione e il cinismo di Stato.
Il dramma legato alle attività nei poligoni militari in Sardegna è sotto gli occhi del mondo. Gli scenari non hanno più bisogno di ricerche scientifiche ma diconcrete bonifiche in profondità. Come sostiene Falco Accame, ammiraglio della Marina italiana e presidente dell’Associazione Anavafaf per l’assistenza vittime arruolate nelle Forze armate e famiglie dei caduti, “occorre effettuare un enorme movimento terra con tempi e spese ingentissime”.
Nel sottosuolo di Quirra sino a una profondità di 5 metri si conservano migliaia di proiettili convenzionali o all’uranio. La penisola di Teulada, per una situazione analoga, è stata definita dallo Stato ormai “imbonificabile”, naturalmente per una questione di costi.
Di fronte all’evidenza del dramma, la classe politica sarda è chiamata ad assunzioni di responsabilità. Essa non può prescindere da una messa in discussione delle relazioni tra Sardegna e Stato italiano e imporre le bonifiche dei nostri territori inquinati.
Claudia Zuncheddu
Sardigna Libera

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