cronaca di un'assemblea di pastori sardi - Lingua Blu: epidemia e scandalo giudiziario sui vaccini

cronaca di un'assemblea di pastori sardi - Lingua Blu: epidemia e scandalo giudiziario sui vaccini

Il Ministero, dietro il business dei 9 milioni di "vaccini vivi killer" contro la Lingua Blu comprati in Sudafrica, dirottati in Sardegna e resi obbligatori solo per i pastori sardi.

Chiedere oggi ai nostri pastori di somministrare vaccini ai propri ovini, qualsiasi essi siano, non è giusto e non è facile se non ci sono adeguate garanzie e i chiarimenti dovuti a partire dalle precedenti campagne di vaccinazioni. Inoltre per debellare la Lingua Blu bisogna partire da una profilassi sugli habitat per combattere i vettori, di cui poco si parla.

Alla vigilia di Ferragosto, l’allevatore di Donori Salvatore Melis, ha organizzato un’assemblea al Montegranatico per affrontare il tema della Lingua Blu, le perplessità sui vaccini e gli indennizzi. Erano presenti pastori, rappresentanti di categoria, veterinari e il sindaco. Assenti i consiglieri regionali invitati per “sopraggiunti impegni istituzionali”.

L’assemblea, nonostante il grande caldo e le festività è stata attivamente partecipata. Per la sottoscritta, ex consigliera della RAS, la partecipazione era scontata non solo come dovrebbe esserlo per ogni sardo e per ogni politico, ma anche per le lotte portate avanti in prima persona nella precedente legislatura sul problema della Lingua Blu, dei vaccini e del diritto agli indennizzi per tutti gli allevatori che subirono danni dall’epidemia del 2013 a prescindere che avessero o no vaccinato i propri ovini. Quelle lotte, indussero gli assessori di competenza ad annullare la delibera con la quale pensarono di escludere dagli indennizzi gli allevatori che scelsero di non vaccinare i propri allevamenti e a incrementare i fondi. Anche se a tutt’oggi in tanti attendono ancora di essere equamente e concretamente indennizzati ed erogati.

La campagna di vaccinazione contro la LB degli ovini, portata avanti dalla Regione Autonoma della Sardegna nel 2013 con forte ritardo, con carenza di vaccini e in un clima di confusione generale, dove i politici si improvvisavano medici e i medici si trasformavano in burocrati, ha fatto sì che l’epidemia avanzasse con la perdita di oltre 100 mila ovini. La risposta di numerosi pastori, reduci   della catastrofe economica prodotta dai vaccini vivi killer di una decinna di anni fà  (in questi giorni al centro di uno scandalo giudiziario), fu quella di scegliere di non somministrare vaccini che seppur non attivi, nel pieno dell’epidemia non sarebbero stati efficaci e avrebbero comunque prodotto effetti collaterali. A distanza di un anno, ancora una volta la RAS con i suoi assessorati di competenza è ai limiti con i tempi previsti dai protocolli di prevenzione e come lo scorso anno, si profila l’inutilità e l’inefficacia di vaccini somministrati non in tempi certi. Benché sia doveroso chiarire una volta per tutte, che i vaccini spenti oggi proposti, come quelli del 2013, non sono comunque dannosi, a differenza dei vaccini vivi killer imposti dieci anni prima.

La ribellione degli allevatori sardi è giustificata anche dall’esperienza tragica di quei vaccini vivi importati dal Sudafrica per l’epidemia dei primi anni del 2000. Fu un disastro per l’allevamento ovino con oltre 500 mila capi persi e un colpo di grazia per tutta l’economia sarda. Con quei vaccini, la malattia anziché attenuarsi, progrediva con effetti devastanti. A ciò si aggiunsero pure le conseguenze infauste sui capi sopravvissuti: sterilità, drastica riduzione della produzione del latte, alterazione della qualità. Questi eventi contribuirono a decretare la profonda crisi che mise in ginocchio non solo il settore agropastorale, ma tutta l’economia dell’Isola ad esso legata.

Quei fatti drammatici proprio in questi giorni rimbalzano sui tavoli giudiziari romani e sardi. Il Ministero acquistò da una Casa farmaceutica del Sudafrica 9 milioni di vaccini vivi contro la Lingua Blu. Un’operazione anomala e sospetta visto che in diverse regioni d’Italia quel vaccino non era utilizzabile, così come in tutta Europa era considerato pericoloso per la stessa diffusione della malattia. L’affare era poco chiaro, sin da subito, soprattutto negli ambienti scientifici dell’Università di Sassari, i quali furono presto estromessi e intanto nel tentativo di mettere a tacere ogni possibile scandalo, quell’enorme quantitativo di vaccini veniva dirottato in Sardegna e reso obbligatorio solo ai nostri allevatori con un ciclo di tre richiami.

Mentre le competenze scientifiche delle università sarde venivano zittite ed escluse a colpi di minacce di querele, “gli addetti ai lavori del Ministero” gestirono indisturbati il business dei vaccini sudafricani creando danni inestimabili all’economia dell’Isola. E’ notizia recente che ad oggi sono 41 gli indagati per corruzione, associazione a delinquere, diffusione di malattia e falsità ideologica, sulla questione dei vaccini sudafricani. In questo scandalo sono coinvolti anche dirigenti dell’Istituto Zooprofilattico di Teramo. Quello al quale noi sardi continuiamo ad affidare i sieri dei nostri ovini per essere analizzati, in barba alle nostre eccellenze, come ad esempio la stessa facoltà di Veterinaria di Sassari, ignorata e penalizzata per lungo tempo da una politica sarda irresponsabile che l’ha vista quasi chiudere i battenti. Se gli scienziati sardi fossero stati ascoltati, i vaccini del Sudafrica contro l’epidemia di LB non sarebbero sbarcati nella nostra Isola. In tutta questa faccenda le responsabilità della classe politica sarda e degli assessorati competenti che hanno concorso a gestire questo crimine contro la nostra economia è enorme e incalcolabile. Ancor meno la questione giudiziaria può essere insabbiata nell’oblio in cui sono stati nascosti altri misfatti commessi contro il popolo sardo e le sue risorse. I nostri pastori hanno il diritto ad avere non solo giustizia ma anche importanti piani di risarcimento che permettano di continuare le proprie attività e con ciò rilanciare tutto il settore dell’allevamento organico all’economia globale della Sardegna.

Il primo danneggiato è il Popolo sardo con i suoi pastori, ed è diritto del danneggiato, con le sue organizzazioni e comitati di base, costituirsi anche giuridicamente parte civile contro i responsabili di quella tragedia. Non possiamo permettere che solamente la RAS, che ha avuto pesanti responsabilità in questa vicenda, sia l’unica parte a rappresentare gli interessi di tutti i sardi. La RAS in questa vicenda non ha l’autorevolezza morale per portare avanti in solitudine rivendicazioni e azioni giudiziarie in cui essa stessa è coinvolta.

Claudia Zuncheddu

 

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