Assemblea a Santa Giusta su "Chiusura dei poligoni militari - Bonifiche - Riconversione"

Assemblea a Santa Giusta su "Chiusura dei poligoni militari - Bonifiche - Riconversione"

04/10/2014

Sarebbe dovuto essere un incontro, un po’ ristretto, per prendere decisioni sulla manifestazione in programma per i prossimi mesi a Cagliari. Di fatto l’interesse e la partecipazione è stata tale da trasformare quell’appuntamento in una grande assemblea dove per circa tre ore gli interventi si sono concentrati sulle strategie di lotta per i prossimi mesi.

I tre punti: “chiusura dei poligoni militari – bonifica – riconversione” …e personalmente voglio precisare “rinaturalizzazione dei territori occupati e conversione in economie ecocompatibili ed ecosostenibili”, sono l’obiettivo condiviso su cui non si può retrocedere. Ritengo la precisazione necessaria visto che potrebbe trarre in inganno il progetto dello Stato italiano, condiviso politicamente dalla stessa Regione Autonoma della Sardegna. Progetto che prevede la chiusura di due poligoni (Capo Teulada e Capo Frasca) e con l’alibi della “riconversione”, il poligono di Quirra, diverrebbe sede di “attività civili – militari”. Con ciò si trasformerebbe per un uso ancora più sofisticato e funzionale alle nuove guerre di tecnologie avanzate, ne sono un esempio i droni di uso militare: quei mezzi, cosiddetti intelligenti, che stanno creando un numero impressionante di vittime civili laddove vengono usati, come in Afganistan.

La chiusura dei poligoni militari dev’essere immediata e radicale. Il moto: “piano piano e un po’ per volta” come oggi sostiene all’unanimità il Consiglio della RAS, è un sintomo pericoloso di regressione del dibattito già aperto nella precedente legislatura, con cui le numerose azioni istituzionali portate avanti dalla sottoscritta, servirono a porre il problema della militarizzazione con drammi e servitù, al centro del dibattito e a costringere tutte le forze politiche presenti ad esprimere le proprie posizioni con assunzione pubblica di responsabilità. Alla stessa assunzione di responsabilità fu chiamato l’allora sottosegretario alla Difesa, il sardo Giuseppe Cossiga, che di chiusura dei poligoni non voleva sentirne. Un animato botta e risposta a mezzo stampa mise a nudo le posizioni politiche di conservazione del dominio militare italiano in Sardegna di questo sardo a Roma.

Il nostro è un obiettivo ambizioso, che implica la creazione di una grande forza, quella di un ampio fronte che accolga nelle proprie fila vaste fasce delle nostre collettività, dai singoli cittadini a organizzazioni ambientaliste, a movimenti politici locali e a tutti coloro, che anche d’oltremare, hanno a cuore le sorti di un’Isola e di un Popolo per le ragioni più diverse. L’ambizione dell’obiettivo delle nostre lotte è direttamente proporzionale al potere del nostro interlocutore: lo Stato italiano con i suoi accordi internazionali, perciò richiede una forza dirompente e determinata che già il 13 settembre a Capo Frasca, il Popolo sardo ha saputo mettere in campo creando preoccupazioni tra gli stessi ministri del Governo Renzi.

Per questo progetto è altrettanto indispensabile l’auspicio che il sostegno e la solidarietà giunga nella nostra Terra da altri cittadini del mondo, da movimenti e organizzazioni d’oltremare che condividono il pensiero universale secondo cui: la salute di un Popolo e del suo ambiente ha priorità su tutto e che nessun gioco di guerra, mai più, coinvolga la Sardegna e altre Terre né per sperimentazioni e né per addestramento.

Nel progetto sintetizzato in questi tre punti si racchiude la naturale ambizione del nostro Popolo, come per tutti i popoli del mondo, alla libertà, all’autodeterminazione e all’indipendenza. Per tale ragione noi sardi dobbiamo essere ancor più uniti e ad ogni sostegno alle nostre lotte “non dobbiamo chiedere il passaporto”.

Nel clima dell’assemblea di Santa Giusta, senza bandiere e senza conflitti interni si respirava, forse per la prima volta, il superamento delle logiche individualistiche e di tancato che per troppo tempo hanno condizionato negativamente le nostre lotte. Siamo di fronte a una fase di transizione che vede l’affermarsi delle ragioni di un Popolo rispetto a logiche arretrate e perdenti di piccolo gruppo e ancor peggio di setta.

Claudia Zuncheddu

 

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