Legge elettorale sarda: la beffa sempre in vigore e gli impegni traditi dopo la vittoria elettorale del CS

Legge elettorale sarda: la beffa sempre in vigore e gli impegni traditi dopo la vittoria elettorale del CS

Intanto il TAR non accetta il ricorso con motivazioni fumose… Non resta che il Consiglio di Stato...

Un esercizio di memoria politica per non dimenticare

Per dovere di cronaca, la mia lunga battaglia contro la legge elettorale sarda per il rinnovo del Consiglio della RAS, è stata portata avanti, nella XIV Legislatura, in buona parte in totale solitudine e non solo nell’Aula del Consiglio, a parte qualcuno che ha preso posizione di convenienza solo al momento del voto. Nei momenti più critici del dibattito in Aula, è mancato il sostegno alla mia azione istituzionale da parte di cittadini, di comitati, di esperti e di movimenti politici, che poi …ironia della sorte, sono stati fra i primi ad essere penalizzati da questa Legge. Solamente un gruppo di donne, nella parte finale del dibattito si fece parte attiva, esclusivamente sull’aspetto della Legge che riguardava la discriminazione di genere.

Questa pessima Legge elettorale sarda, che discrimina le donne, i piccoli partiti e movimenti politici soprattutto identitari, aveva motivazioni lontane. Tutto era ben disegnato e organizzato per coprire scandali, inchieste e arresti che hanno coinvolto circa 90 consiglieri delle ultime due legislature. Scandali inerenti l’uso privato dei fondi pubblici dei Gruppi. Il “coniglio nel cilindro” per placare l’ira e lo sdegno dei cittadini, fu la proposta della riduzione del numero dei consiglieri della RAS da 80 a 60. Identificando nel numero lo scandalo.

In quel contesto, la mia proposta di Legge, depositata molto tempo prima, dava risposta alle esigenze di equità, di giustizia e di trasparenza richiesta dai sardi. Essa entrava in merito alla riduzione reale dei costi, dei privilegi e degli sperperi della politica, proponendo il dimezzamento degli stipendi di noi consiglieri e la rivisitazione dei costi di tutta la macchina amministrativa, inclusi Enti, Agenzie, Assessorati e Consulenti/Consulenze. La proposta di Legge non fu mai presa in considerazione dalla Commissione e ancor meno portata al dibattito e al voto in Consiglio.

L’unica risposta alla mia proposta di Legge fastidiosa per l’establishment, fu la Legge bipartisan del CD e del CS con cui si tagliava solamente il numero dei consiglieri (da 80 a 60), escludendo quindi dal diritto di rappresentanza tutte le minoranze politiche che stavano al di fuori del bipolarismo e con esse, anche quelle di genere. Le donne benché rappresentino oltre il 51 % della società sarda, sono state trattate con lo stesso disprezzo riservato alle minoranze politiche da sempre esistenti nella storia e nella cultura sarda.

Al momento del voto, delle forze di opposizione, rimasi solo io in Aula a difendere le ragioni del mio NO alla Legge concordata in modo trasversale tra il CD e il CS. Il PD e tutti i consiglieri del CS allora all’opposizione, compresi quelli di Sel e di IdV, allineati e coperti, “miracolosamente” uscirono dall’Aula, permettendo “come concordato” con il CD di far passare la Legge. Queste pratiche, di prexeri torrau sono state sempre di moda fra i due blocchi.    

In perfetta armonia con la Legge per la riduzione da 80 a 60 dei consiglieri, viene successivamente proposta la Legge elettorale sarda, discriminatoria e incostituzionale. Solamente in 7 votammo contro.  

Quella Legge liberticida e di esclusione dei non allineati ai due blocchi, a cui la maggioranza che oggi governa, avrebbe già dovuto metter mano come promesso da Pigliaru in campagna elettorale, resta misteriosamente in vigore. Tutti tacciono. Gli unici segni di vita che si avvertono fuori dalla Massima Istituzione dei sardi, sono leggine ad personam e leggine per aumentare i propri privilegi personali, di gruppo o dell’elettorato di riferimento.

Non vorrei che l’unico coerente fosse proprio il consigliere di destra Mario Diana (mio grande avversario politico), che comunque si assunse la responsabilità di chiedere il voto segreto contro l’emendamento sulla parità di genere. Lui lo fece, per proprio conto e per conto di altri, tanto che infastidito dalla grande farsa di diversi consiglieri di CS, che pensando all’elettorato femminile “si strappavano le vesti” con la stampa e negli interventi in Aula, manifestando lo sdegno “contro quella Legge che discriminava le donne”, arrivò addirittura a minacciare pubblicamente i consiglieri di CS, allora all’opposizione, che qualora non l’avessero smessa con la disgustosa farsa, avrebbe fatto nome e cognome dei numerosi consiglieri del centro sinistra che fecero pressioni su di lui (capogruppo del centro destra), affinché chiedesse il voto segreto.

Ogni affermazione è tracciabile e documentata sia nei siti istituzionali che nel mio personale.

Claudia Zuncheddu

 

 

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