L'Unione Sarda - Botta e risposta sulla vendita del sangue dei sardi all'asta londinese

L'Unione Sarda - Botta e risposta sulla vendita del sangue dei sardi all'asta londinese

 

 

 

- “NEL DNA DEI SARDI IL NO AI LOSCHI AFFARI” di Claudia Zuncheddu - L’Unione Sarda 26/07 p. 8

-“Svendita? LA BIOBANCA IN SALVO” di Renato Macciotta - L’Unione sarda 31/07 p. 9

-“SHARDNA, I DUBBI SUL SENSO DELLA VENDITA“ Replica di C. Zuncheddu – L’U.Sarda 03/08 p. 9

Ritengo che ai quesiti politici, posti nel mio articolo del 26 (precedente post) si dovrebbero dare risposte politiche. Strano a dirsi, chi tenta di farlo al posto della Politica è il Curatore fallimentare della SharDna. Una risposta fuori tema (L’Unione Sarda del 31/07).  Resta irrisolto il problema politico, il perché la Regione Autonoma della Sardegna abbia permesso la commercializzazione di un patrimonio genetico della sua gente e che una società, ufficialmente londinese,  se lo  accaparrasse al costo di un  garage.

Così come resta irrisolto il problema etico che potrebbe sfumare in altre competenze.

REPLICA al curatore fallimentare

“SHARDNA, I DUBBI SUL SENSO DELLA VENDITA“ di C. Zuncheddu – L’Unione Sarda 03/08 Pag. 9

A proposito di “Svendita? La biobanca in salvo” - L’Unione sarda domenica 31 luglio – pag. 9

Alle mie considerazioni sul piano etico e politico, sulla “svendita” all’asta londinese dei 13000 campioni di sangue ogliastrino mi sarei aspettata una risposta politica ed un’assunzione di responsabilità da parte di chi è deputato a tutelare gli interessi dei sardi e non una presa di posizione, seppur utile per capire l’iter del fallimento della società SharDna, da parte del curatore fallimentare.

Che “la vendita sia stata effettuata secondo i criteri di competitività prescritti dalla legge fallimentare con pubblicità sulla stampa” non ho dubbi, né quest’aspetto è al centro delle mie considerazioni e credo dell’interesse dei sardi. E’ anche comprensibile che la Tiziana Life Science, unica concorrente, si sia accaparrata il nostro patrimonio genetico. Certo è che di fronte al noto giro d’affari plurimilionario, la vendita all’asta per 285 mila euro, per i comuni mortali è da considerarsi una “svendita”.      

Ciò che interessa conoscere non è la modalità di vendita ma le ragioni della vendita. Perché il patrimonio genetico dei sardi dev’essere messo all’asta? Il sangue offerto da volontari per una ricerca scientifica mirata e in loco, può essere, a loro insaputa monetizzato e venduto per scopi sconosciuti a chicchessia?

Mentre la società può essere giustamente venduta, altro discorso è il commercio del sangue dei donatori che non può essere né venduto né commercializzato per alcun fine, esattamente come gli organi umani e i suoi derivati.

Claudia Zuncheddu

Sardigna Libera

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