Referendum costituzionale: «Solo confusione e opportunismo»

Referendum costituzionale: «Solo confusione e opportunismo»

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Unione Sarda 12/08/2016: Claudia Zuncheddu, Sardigna Libera

«Solo confusione e opportunismo»

«Una riforma costituzionale, nata con l'appoggio di maggioranze opportunistiche è confusa e ritarderà i processi legislativi». La bocciatura alla riscrittura della Costituzione arriva da Claudia Zuncheddu, indipendentista ed esponente del movimento Sardigna libera.
Cosa spinge a sostenere il No?
«Per contrastare la deriva autoritaria dello Stato che accentra il potere a Roma condannando la Sardegna a un'ulteriore perdita di sovranità».
Sempre in guerra con il governo?
«L'unica arma per noi sardi per far valere i nostri diritti è quella del voto e del consenso democratico nella costruzione di un percorso di autodeterminazione, di indipendenza e benessere per il nostro popolo. Questa confusa e demagogica riforma è un problema che coinvolge anche noi sardi, i movimenti autonomisti, identitari, indipendentisti e le nostre aspettative politiche».
Sardegna penalizzata?
«La riforma del Senato è una ridicola farsa che priva di una parte di rappresentanza i sardi. Non essendo basata su un reale Senato federale regionale, la Sardegna non conta quanto la Lombardia e le altre regioni più popolate». 
Il referendum propositivo è sufficiente per garantire agli elettori la partecipazione politica?
«Aumenta il numero da 500 mila a 800 mila, ma se non si garantisce a tutti un accesso per la convalida è pura demagogia».
Stessa questione per le quote rosa costituzionalizzate?
«Può essere la solita farsa. Si continua a girare attorno all'articolo 51 della Costituzione italiana che, come il nostro Statuto speciale di autonomia, contempla pari diritti di rappresentanza fra uomini e donne, anziché applicarli».
Può essere, però, un segnale importante.
«Il percorso verso la parità di genere nelle sedi decisionali è lungo e complesso. Le donne sono attive fuori dai partiti politici e a esse è precluso l'accesso nelle istituzioni, mentre le poche che ne fanno parte rispondono a logiche di partito. Le donne controllabili non possono essere portatrici di innovazione di genere nelle istituzioni. Qualsiasi legge che agevoli il processo di ingresso nelle istituzioni delle donne comunque rappresenta un passo avanti nel processo di liberazione di genere e di emancipazione dalla società strettamente controllata dal potere maschilista».
L'elezione dei giudici della Corte Costituzionale divisa tra Camera e Senato, serve a equilibrare i due rami del Parlamento?
«Assolutamente no. Il Senato avrà componenti nominati e controllati dai partiti e dunque non è garantito un sistema di equilibrio. Questa cosa influirà anche nel “controllo” dei giudici della Corte Costituzionale

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