Un coordinamento sardo per vincere

Un coordinamento sardo per vincere

 

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Articolo di Claudia Zuncheddu pubblicato su "il Manifesto Sardo il 1-04-2017

 

 

Al Convegno di Siniscola del 25 marzo. La presentazione del libro Idea di Sardegna di Carlo Pala, è stata l’occasione per un confronto costruttivo tra i vari esponenti del mondo indipendentista sulla situazione sarda.

La crisi dei partiti in Italia e delle loro dependances in Sardegna impone ai sardi un’accelerazione di tutti quei processi di confronto e di azione politica nei territori che devono condurre all’unità delle nostre forze. La Sardegna è sempre più Terra coloniale di saccheggio e di conquista. Le scelte economiche sbagliate gestite anche dalla classe politica sarda, continuano a lasciare nei territori povertà e macerie. La distruzione della scuola e della sanità pubblica, dell’ambiente, del territorio con il suo sistema economico e sociale, la conseguente desertificazione dei territori e lo spopolamento, anche per la fuga dei nostri giovani e di antiche professionalità ed intelligenze, ci impongono una grande responsabilità: aprire un processo di unità delle forze per porre fine allo scempio.

La Politica non dà risposte alla profonda crisi economica e sociale in corso, mentre i media esibiscono lo spettacolo indegno dei giochi di potere della nostra classe politica: la guerra per bande tra partiti e tra le loro fazioni interne. Sui bisogni e le emergenze sarde prevale la politica affaristica, giochi di spartizione del potere, tra clientelismo ed ogni sorta di speculazione sulle nostre risorse. Questa è la classe politica degli inceneritori, del ritorno al carbone, della produzione di bombe, della svendita della nostra Terra, del profitto per pochi e della fame per le nostre collettività.

La guerra per gli affari genera fratture nei partiti, fratture che trovano soluzione con il riciclo dei “soliti noti” all’interno di nuove sigle politiche italiane imposte in Sardegna. E’ da combattere ogni forma di colonizzazione politica vecchia e nuova, siano essi partiti che movimenti opportunistici, telecomandati a distanza, privi di democrazia e di capacità decisionale in loco.

La crisi del potere porta alla repressione. I recenti fatti di Sassari, con l’interrogazione parlamentare di tre senatori, di cui uno sardo, con cui si sollecitano provvedimenti contro il Preside ed il Consiglio dei docenti di un liceo, colpevoli di aver portato al centro del dibattito il tema sull’occupazione militare in Sardegna, è il segno della crisi di un sistema politico che non si arrende al proprio fallimento ed invoca ancora una volta l’arma della repressione. In malafede, i senatori parlano di “separatismo”, un fenomeno inesistente in Sardegna e che in altri tempi è stato funzionale al montaggio di complotti di cui molti sardi hanno pagato alti prezzi. A noi non è concesso di sollevare la testa, ancor meno quando le politiche italiane vacillano in odore di elezioni e di rischio di perdita di potere.

In Sardegna ci sono grandi fermenti di cui l’indipendentismo organizzato ne è una parte. Comitati territoriali dei settori più diversi, il mondo culturale, delle professioni, numerosi reduci di partiti italiani, associazioni di sardi che interagiscono dall’estero, sindacati sardi, associazioni scientifiche etc., sostengono che bisogna porre fine alle politiche coloniali di devastazione e di privazione dei nostri diritti. Questo è possibile con un progetto alternativo che nasca dal coordinamento di tutte le intelligenze locali. Il mondo indipendentista ha in corso un dialogo pacifico e costruttivo, conscio della responsabilità di non essere stato in grado, sino ad oggi, di unirsi e di proporre il progetto di governo alternativo per i sardi. Così come il Psd’Az deve scegliere, una volta per tutte, con chi stare.

Un progetto politico moderno e d’avanguardia in Sardegna è possibile se sapremo mettere insieme tutte le nostre diversità, che sono una ricchezza.

Il Sovranismo nasce in Sardegna come tomba dell’indipendentismo. Un’ambiguità politica sperimentata nel XV legislatura, per contrapporsi all’Indipendentismo e potenziare fedelmente le politiche degli alleati italiani. In questi ultimi tempi i sovranisti si sono distinti tra chi ha acquisito maggiore potere nel governo della RAS, che gli consente grandi manovre, comprese quelle tese a garantire la crescita delle proprie fila e chi invece, più debole e meno competitivo, dopo aver dato tanto agli alleati italiani non gli resta che cercare in tutte le direzioni scialuppe di salvataggio. Le elezioni si avvicinano e bisogna tener conto anche di questi fenomeni. Dai dati sull’attività istituzionale, tra Giunta e Consiglio, emerge che i sovranisti sono stati tra gli artefici delle politiche più devastanti della storia della RAS. E’ con essi che si svendono le terre migliori dell’Isola, vedi SBS di Arborea a Bonifiche Ferraresi, mentre si acquisiscono inceneritori. Tossilo parla chiaro.

E’ finita l’era delle alleanze innaturali. Tutto è stato già sperimentato. Di fronte all’emergenza sociale ed economica, all’inasprirsi dei rapporti tra la RAS e i governi d’Italia, ai diktat della Finanza internazionale attraverso i governi, alla crisi del sistema dei partiti con le avvisaglie di repressioni, i sardi devono organizzarsi autonomamente per creare l’alternativa di governo al dominio delle politiche del centro destra e del centro sinistra. Un bipolarismo che ha trovato la sua sintesi nel Pensiero unico, in armonia con il sistema oligarchico italiano.

Nello scenario di ribellione a questo sistema, il mondo indipendentista e identitario è solo una delle componenti. Da qui la necessità di promuovere un vasto coordinamento nazionale sardo che accolga tutte le diversità politiche organizzate e no, individualità e tutte le espressioni di ribellione presenti nei nostri territori.

In Sardegna sono in corso numerosi momenti di dibattito e di confronto, Mesa Natzionale con cinque formazioni indipendentiste è uno di questi. Nel percorso delle lotte per i diritti dei sardi, oggi, indipendentisti e no marciano insieme.

La questione della Legge elettoraleLa società sarda a tutt’oggi non è stata dotata di uno strumento democratico che le garantisca il diritto di rappresentanza nelle sedi istituzionali. Una Legge elettorale equa e che non discrimini i sardi è indispensabile. Chi governa, non ha onorato la promessa fatta in campagna elettorale, secondo cui, questa sarebbe dovuta essere la priorità. E’ consuetudine che di questo strumento negato, se ne parli a fine legislatura per ingannare ancora una volta i sardi. Il Comitato d’Iniziativa Costituzionale e Statutaria, ha in corso la stesura di una proposta di Legge elettorale sarda che merita l’attenzione di tutti.

Il voto è l’unica arma che abbiamo per mandare a casa i partiti politici italiani. Urge un progetto politico di riscossa che abbia anche una sua espressione elettorale a tutti i livelli. Se sapremo coordinarci ed unirci sulla base di ciò che condividiamo, vinceremo la nostra battaglia.

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