Intervista all'indipendentista Claudia Zuncheddu

Intervista all'indipendentista Claudia Zuncheddu

Pesa Sardigna Maggio 2017

INTERVISTA a Claudia Zuncheddu   di Daniela Piras

Nel corso della tua esperienza come consigliere regionale hai dato più volte voce agli indipendentisti. Quali sono le differenze che riscontri tra quello che era il tuo ruolo e quello di chi, oggi, da indipendentista, appoggia l’attuale giunta? Secondo te oggi gli indipendentisti possono dire di avere una rappresentanza all’interno del consiglio regionale?

Per cinque anni, no-stop, ho portato il Pensiero dell’Indipendentismo moderno all’interno della Massima Assemblea dei sardi. E’ stata un’esperienza straordinaria di vigilanza, di lotte e di proposte per la difesa dei diritti e delle ambizioni del nostro Popolo. Nelle grandi battaglie, portate avanti in prima persona e talvolta vinte attraverso vie giudiziarie per l’appoggio politico negato dai consiglieri di centro destra e di centro sinistra, mi è mancato il sostegno attivo del mondo indipendentista.

In quei cinque anni ritengo che l’indipendentismo sardo abbia perso una grande opportunità per portare avanti lotte importanti su ampio raggio all’interno delle istituzioni. Sarebbe stato un momento di crescita e di emancipazione politica per tutti.     

Capii sin dal giorno dell’insediamento che il mio ruolo sarebbe stato di grande responsabilità rispetto ai sardi, un ruolo che mi ha richiesto molta attenzione, studio e preparazione. Dovevo conoscere e vigilare su tutta l’attività dell’Assemblea e della Giunta, senza mai trascurare gli insidiosi dettagli. Ero considerata da tutte le parti politiche “la voce fuori dai cori” a cui ben poco sfuggiva. Sono stata definita da tutta la classe politica sarda, “incontrollabile” perché libera. Di fatto la mia libertà politica in Consiglio era un’anomalia. Ero scomoda perché non ricattabile e fuori dalle dinamiche di mercati e mangiatoie su cui tutti indistintamente si tuffavano.

Ho presentato numerosissime istanze, mozioni, interrogazioni, proposte di Legge. Ho contrastato con forza tutte le operazioni di stampo coloniale scoprendo molti “inciuci” di una classe politica che si dichiarava al servizio dei sardi. Ho rivendicato in tante occasioni la necessità per la nazione sarda di spazi di sovranità in politica internazionale. Ho fatto sì che si modificasse il linguaggio istituzionale dove era persino caduto in disuso il concetto di Popolo e di Nazione.

Ritengo che oggi l’indipendentismo ed in primis il Popolo sardo, non abbia alcuna reale rappresentanza nel Consiglio della RAS. La XV Legislatura firma la pagina più feroce e antipopolare della storia dell’Autonomia. Ciò significa che né in Giunta né in Consiglio sono presenti voci libere e indipendentiste che si sono opposte a questo progetto che vuole l’annientamento dell’identità, de sa zenia, della nostra nazione.

Abbiamo assistito, negli ultimi tempi, ad una grande frammentazione del movimento nazionale, alcuni gruppi indipendentisti (Partito dei sardi e Irs), hanno anche scelto di allearsi con la coalizione di centro sinistra italianista. A tuo avviso, queste scelte hanno determinato lacerazioni insanabili nel mondo indipendentista?

La frammentazione non è un problema di oggi, né può essere attribuita al Partito dei sardi e a Irs. Il Partito dei sardi ha pesanti responsabilità per il suo operato politico. Ancora una volta sulle sigle direi che l’abito non fa il monaco. E’ un camouflage della vecchia politica. La storia degli uomini non va mai dimenticata, essa aiuta a capire anche il loro operato presente. Il leader conosce bene il gioco dell’alternanza di governo e sa cogliere diligentemente il momento giusto per saltare sul carro del vincitore: destra? Sinistra? Tutto fa brodo. Per il suo operato di governo e per le scelte, anche in campo energetico, il Partito dei sardi sicuramente non è a fianco del Popolo sardo. Esso con l’ambiguo “sovranismo” ha contribuito a far retrocedere l’indipendentismo. Resta incomprensibile il passaggio di chi si è prima qualificato indipendentista e poi sovranista. Metamorfosi opportunistica?  

Irs, è un’altra cosa. Il suo passaggio in Consiglio, seppur breve, lo considero un’opportunità perduta per dare continuità a quella fase storica di politiche indipendentiste da me aperta nella precedente legislatura. E’ stato un passaggio che non ha lasciato traccia per il suo operato, e non certo perché si è candidato all’interno di una coalizione di centro sinistra (italiana). Questo è secondario.

Il tema sulle alleanze merita un approfondimento per definire, una volta per tutte, le pesanti responsabilità dell’intero mondo indipendentista, sino ad oggi incapace di organizzarsi unitariamente e di superare i miseri settarismi, per dare risposte e prospettive concrete ed organizzate ai problemi reali dei sardi.  

Sovranisti e sedicenti indipendentisti in Giunta e in Consiglio, hanno sposato le politiche liberiste, hanno colpito la scuola pubblica per far sì che il Popolo sardo fosse ancora più sottomesso. Chi ha sostenuto e votato per la ASL Unica? Chi ha impugnato la sentenza contro i comitati territoriali per favorire le lobby del fotovoltaico a Narbolia? Chi ha svenduto il ricco patrimonio SBS di Arborea a Bonifiche Ferraresi, per un pugno di mangime? Chi ha sostenuto il ritorno del carbone in Sardegna? …E sono solo alcuni esempi.

Sardigna Libera nasce nel 2012. Quali istanze rappresenta e perché aderisce a Sa Mesa Natzionale?

Sardigna Libera nasce con l’obiettivo di contribuire politicamente, insieme a tutti gli altri movimenti indipendentisti, alla liberazione nazionale sarda, con la consapevolezza che tale obiettivo può essere raggiunto solo con l’Unità delle forze dei sardi liberi e con il superamento anche dei gruppi organizzati oggi esistenti. Partecipa al tavolo di Mesa Natzionale per promuovere momenti di dibattito con forze diverse e per far confluire tutti nella direzione di un vasto schieramento eterogeneo che accolga formazioni politiche, sociali, culturali, economiche…. di cui i movimenti indipendentisti sono solo una parte non maggioritaria. La Sardegna necessita di questo schieramento di forze, di blocco sociale, che si ponga come alternativa al blocco dei partiti politici italiani.

Sardigna Libera siede alla Mesa Nazionale senza rinunciare al confronto con altre formazioni ed entità indipendentiste e non solo. La prospettiva per Sardigna Libera non è la creazione di nuovi partiti o di strutture verticali ma promuovere il dibattito che esiti nella nascita di un coordinamento di rete nazionale, orizzontale, che accolga il maggior numero di sardi.

Sa Mesa Natzionale manterrà le porte aperte verso tutte le organizzazioni che vorranno con essa interfacciarsi per costruire un blocco nazionale alternativo ai partiti italiani e alle loro coalizioni. Questa esperienza si focalizzerà solo nel portare avanti battaglie comuni o, a tuo parere, si orienterà alla costruzione di un blocco elettorale e quindi di una classe dirigente nuova per il governo della Sardegna?

Sa Mesa Natzionale, per definizione, è un tavolo di confronto politico dinamico e di elaborazione, dove chiunque può confrontarsi portando come ricchezza le proprie peculiarità.

Essa non può essere l’anticamera che conduce ad una casa chiusa. Sarebbe una contraddizione visto che bisogna fare lo sforzo di uscire dalle proprie case per incontrarsi e condividere uno spazio pubblico ampio. Dobbiamo avere l’intelligenza di ritrovarci nelle praterie e non chiusi in tancati con i muretti a secco. Ben vengano tutte quelle azioni e quei confronti che ci conducono nelle praterie.

Un progetto così ambizioso che coinvolge tutto il popolo sardo, che aspira alla sua libertà e indipendenza, deve per forza confrontarsi anche in tutti i momenti elettorali.

Il momento elettorale è un momento di confronto democratico in cui si sanciscono i rapporti di forza. Il voto è un’arma a cui non possiamo rinunciare... Non possiamo più presentarci disarmati.

Hai preso parte alla manifestazione contro la Asl unica, il 13 dicembre; come medico ti sei sempre esposta in prima linea per quel che riguarda la tutela del diritto alla salute. Quanto ritieni sia importante avviare un percorso di lotte condivise sui problemi che più affliggono la Sardegna, come quello relativo la sanità?

Rispetto alla mia esposizione nelle lotte per la salute ambientale e delle persone… sono un medico di frontiera. Le lotte di un popolo, come quella per il diritto alla Sanità Pubblica di qualità e gratuita per tutti, sono la risposta a chi ieri ed oggi vuol privare di un diritto inalienabile i sardi, per creare un profitto alle lobby private della sanità. 

Per troppo tempo i sardi sono stati divisi e si sono divisi anche sulle lotte per i diritti dovuti al lavoro che non uccide, all’ambiente pulito, alla conservazione e valorizzazione della nostra cultura e della nostra identità.

Nei migliori trattati colonialisti, e la Sardegna c’è in pieno, per dominare e rapinare un Popolo si incomincia con il dividerlo e negargli la propria identità.

Siamo comunque sulla buona strada.

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