41 Bis in Sardegna: la mafia nella testa del mediterraneo

41 Bis in Sardegna: la mafia nella testa del mediterraneo

“Fermateli, porteranno la mafia” Questo è il tragico appello del deputato europeo e delegato Onu per la lotta contro le mafie Pino Arlacchi, alla notizia dell’arrivo ormai certo, in Sardegna, dei detenuti in regime di 41bis con in testa Riina, Provenzano e la peggior delinquenza mafiosa legata al narcotraffico internazionale.

Questa notizia, di volta in volta ignorata dalle istituzioni sarde o dribblata dai Ministri italiani, che si sono alternati in questi anni con i vari schieramenti politici, è sempre andata di pari passo con la cosiddetta ristrutturazione e costruzione di nuove carceri in Sardegna.

Era chiaro a tutti che le nuove carceri non erano destinate a risolvere il problema del sovraffollamento degli obsoleti e angusti istituti di pena sardi, ma per tipologia e caratteristiche, strettamente connesse al regime di 41 bis, sarebbero state destinate a ospitare la peggior delinquenza organizzata italiana e internazionale. Una criminalità foriera di inquinamento delle nostre collettività già piegate dalla crisi e portatrice di corruzione e criminalità nei territori che li ospitano.

A nulla sono servite sino ad oggi le numerose azioni istituzionali in Consiglio Regionale, da me insistentemente portate avanti per anni. Il pericolo denunciato di una ulteriore infiltrazione mafiosa, già avvenuta in diverse parti dell’Isola, è rimasto colpevolmente inascoltato sia all’interno del Consiglio che da parte della Giunta e del Presidente chiamato in diverse occasioni a intraprendere azioni concrete per fermare questo processo di importazione criminale in Sardegna. Il problema dei 41 Bis nella nostra Terra, oggi, non può essere ridotto a banale tema da campagna elettorale... per andare sempre sulla stampa e mai a Roma a chiedere conti e a imporre le volontà del Popolo sardo con determinazione e Autorevolezza.    

L’unica azione che noi sardi continuiamo ad attendere dal Ministero di Grazia e Giustizia è che si applichi la Legge italiana 354/75 e che si rispetti il Protocollo d’Intesa tra il Ministero della Giustizia e la RAS del 7 Febbraio 2007, inerente la Territorialità della Pena, come diritto per i detenuti sardi in attesa di giudizio o che scontano pene in carceri della penisola, ad essere trasferiti nelle carceri isolane… cosa a tutt’oggi disattesa.

Tra gli alti costi che i sardi dovranno pagare, anche quelli della vigilanza con la creazione di caserme speciali e della sanità per la mafia. Chi ha a cuore il destino della Sardegna e della Legalità deve respingere quest’ennesimo sopruso del governo italiano.

Claudia Zuncheddu

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