Legge Elettorale Sarda: il muretto a secco della Democrazia

Legge Elettorale Sarda: il muretto a secco della Democrazia

Comunicato Stampa
La XIV Legislatura del Consiglio della RAS, resterà nella storia come al’artefice della più discriminante e antidemocratica Legge Regionale, fatta da legislatori sardi contro la società sarda, escludendo freddamente la presenza delle donne, delle minoranze politiche, dei movimenti indipendentisti e identitari.
Con la quota di sbarramento al 10% per lo coalizioni e al 5% per i partiti fuori dalle coalizioni (come può essere il caso dei partiti minoritari, identitari e indipendentisti, che per poter essere presenti nel Consiglio della RAS, sarebbero costretti ad aderire a coalizioni italiane, pena l’esclusione) e con la bocciatura della proposta della “doppia preferenza di genere”, tesa al riequilibrio delle rappresentanze dei sessi, si sta consumando un crimine contro la società sarda, escludendo parti importanti, contro i principi dello Statuto di Autonomia e della stessa legge Costituzionale italiana.
Con questa Legge la Sardegna perde un’occasione per dotarsi di uno strumento elettorale democratico e adeguato alle esigenze sociali di rappresentanza e partecipazione di tutta la società sarda. Questa “Legge killer”, fondata sull’esclusione e sulla discriminazione, introduce il bipolarismo italiano che aspira a un bipartitismo perfetto, quindi a un sistema sempre più oligarchico, che si contrappone alle peculiarità e diversità sarde ed è un ostacolo a una democrazia ampiamente partecipata, che aiuti la Sardegna a superare la crisi e abbia al centro gli interessi dei cittadini. Non ci può essere democrazia partecipata e paritaria senza che tutte le componenti sociali siano equamente rappresentate.
Con l’emendamento 13 all’Art. 27 presentato dal Consigliere Mario Diana del Centro Destra, che ha richiesto il voto segreto (secondo l’Art. 2 della legge 43/95) si è “celebrata” la vittoria di una oligarchia maschile, maschilista e autoritaria. La vecchia politica italiana in Sardegna, di fronte al fallimento del suo modello sociale ed economico, si blinda e si compatta attraverso accordi trasversali pur di continuare a detenere, manovrare e controllare il Potere, a discapito dei Sardi.
Oggi alla società Sarda, profondamente in crisi, viene negata ogni possibilità di rappresentanza, emancipazione e di autodeterminazione.
Nel “muretto a secco” del voto segreto, i 40 fautori di questa “democrazia formale vigilata”, pur di imporsi come i padroni incontrastati degli inciuci della Politica sarda, hanno soppresso i diritti civili delle minoranze politiche e delle donne. A loro resterà la responsabilità politica dell’affossamento di diritti sanciti e della carneficina della democrazia e della legalità in Sardegna. Ci riserviamo di intraprendere tutte le iniziative contro questa legge.
Che i sardi sappiano le verità.

VOTO SEGRETO contro la parità di genere:

Presenti 75  - Votanti 74  -  SI 40  - NO 34 - Astenuti 1 (Presidente Lombardo)
Claudia Zuncheddu
Sardigna Libera

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