Zona Franca: Cappellacci attirato dalla Fata Morgana

Zona Franca: Cappellacci attirato dalla Fata Morgana

Di Claudia Zuncheddu per Terzonline Il Portale del terzo Settore

Non vorrei che il nostro Presidente inseguendo i miraggi, finisse come i numerosi viaggiatori di metà 800 che si inoltravano nel deserto, ben poco sapendo dei suoi segreti e delle sue trappole, e ancor meno sapevano della Fata Morgana: un miraggio, un effetto ottico ingannevole prodotto dal riflesso del cielo sulla sabbia e che fa apparire all’orizzonte paradisi irraggiungibili di acqua e di verde.

La Fata Morgana attraeva il viaggiatore all’infinito, sino a fargli perdere l’orientamento e ucciderlo di sete e per disidratazione.

La Fata Morgana nel deserto è sempre in agguato con il suo fascino e la sua perfidia, ma oggi in tanti abbiamo imparato a conoscerla e a evitarla.

Il Presidente Cappellacci, in sede di Consiglio, nel suo intervento sulla Zona Franca, a chiusura del dibattito, per non essere contestato, ha dimostrato di non conoscere la materia nella sua complessità. A nulla gli sono serviti gli oltre quattro anni di legislatura, se non ha acquisito alcuna padronanza su un tema ormai storico e irrisolto per noi sardi. Eppure promette sgravi fiscali e benessere al nostro Popolo con l’istituzione della zona franca integrale. Ma sbaglia tutte le interpretazioni legislative. Inoltra a Barroso, e quindi all’UE la richiesta di trasferimento della Sardegna fuori dal confine doganale europeo, visto che sarebbe stata “attivata la zona franca doganale integrale” nell’Isola: un’operazione priva di fondamenta.

Il Presidente non tratta con l’unico interlocutore che ha inequivocabilmente competenza in materia e cioè lo Stato italiano, con il quale a tutt’oggi non risulta firmata alcuna delibera. Sceglie di prevaricarlo rimediando in Europa una gran brutta figura, così come non trova nessun riscontro l’attribuzione di un valore istitutivo a delibere comunali.

I Movimenti instancabili a sostegno della ZF, rischiano di deragliare e di perdere l’orientamento se a condizionarli è un Presidente così digiuno in materia, un Presidente che non ha saputo cogliere l’importanza del suo ruolo nella gestione dei conflitti fra la Regione Autonoma della Sardegna e lo Stato italiano, che è privo di credibilità quando bussa alle porte dell’Unione Europea.  

Ma al Presidente Cappellacci, in preda all’euforia, interessa cavalcare tutto ciò che agita le masse, perché dalla loro volontà dipenderà la sua sorte elettorale. Non importa se non esiste alcuna proposta della sua Giunta, non importa se a tutt’oggi non ha fatto neppure la perimetrazione dei punti franchi, che tutti attendevano; non importa la certezza che l’Europa non cederà mai alla Sardegna la zona franca integrale e se a tutt’oggi non esiste alcun piano sul rapporto costi-benefici per i sardi.

Il male è che se i Movimenti abbasseranno la guardia, il grande tema della ZF finirà ancora una volta irrisolto nel dimenticatoio della Politica sarda.

Il Consiglio ha votato all’unanimità le mozioni, presentate dai gruppi di opposizione, che hanno portato al centro del dibattito il tema sulle ZF: un atto comunque formale e inutile. L’unico atto di responsabilità che noi legislatori dobbiamo assumerci, è quello di discutere le proposte di Legge depositate, chiedendoci che cosa sia meglio fare per un Popolo sempre più piegato dalla crisi e che ha il diritto e la necessità di transitare da una situazione di subalternità economica, politica e culturale a una condizione di Sovranità, di Autodeterminazione e di Indipendenza.

Il dibattito in Aula come era prevedibile non poteva che finire male. Il Presidente Cappellacci, mentre esaltava il coraggio di donne e uomini che per rivendicare il diritto alla ZF per la Sardegna sono andati a Roma, in modo scomposto e irresponsabile è fuggito dall’Aula …forse per andare a raccontare nelle piazze le sue imprese eroiche.

Il Presidente della Sardegna fugge inseguendo il miraggio della ZF: la Fata Morgana che mostrandogli paradisi rigogliosi irraggiungibili, lo attrarrà nei meandri del deserto dove si perderà.

Claudia Zuncheddu

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