incendi in Sardegna: è tempo di assunzione di responsabilità

incendi in Sardegna: è tempo di assunzione di responsabilità

In questa circostanza drammatica, l’opinione pubblica isolana si domanda dove sia l’intervento dello Stato. Ma per i sardi esso è assente quando dovrebbe essere presente, come nel caso dei supporti aerei per l’antincendio e ingombrante quando la sua presenza è inopportuna, vedi le nuove dichiarazioni del ministro della Difesa Mauro.

Per noi sardi ancor meno rassicuranti sono le dichiarazioni di Letta sulla vendita dei alcuni aerei ministeriali per rinvestire sulla protezione civile il risparmio di 50 milioni. Per chi lo scordasse, il taglio ai Canadair fu fatto da Monti come “risparmio per le casse dello Stato”.

Mentre la Sardegna va in fiamma, c’è da chiedersi dov’è la presenza della Regione Sardegna; dove iniziano le sue responsabilità quando i Canadair, già insufficienti tardano a intervenire, le operazioni della Protezione civile sono sempre più scoordinate e inefficaci. I 5000 barracelli, gli unici preposti e radicati nel territorio, sempre in prima fila nel controllo delle campagne e nella prevenzione e nel primo e determinante soccorso antiincendio. Le compagnie barracellari sono da tempo abbandonate dalle istituzioni regionali, private di dotazioni di sicurezza e dei mezzi idonei (nonostante mezzi fuoristrada di enti pubblici, nuovi e ben equipaggiati, invecchiano inutilizzati nei parcheggi). Ai nostri Barracelli la Sanità Sarda, in nome del “risparmio”, ha negato persino gli esami medici per l’idoneità, violando la stessa Legge Regionale che ne prevede la gratuità.

Mentre la Sardegna va a fuoco, giace ancora indiscussa la mozione, presentata in Consiglio da Sardigna Libera e Sel, che denuncia le gravi carenze di organico all’interno dei vigili del fuoco in Sardegna e chiede che la RAS affronti con il Governo italiano le problematiche relative alla mobilità dei vigili del fuoco sardi. Operatori, quasi sempre costretti a operare fuori dal territorio isolano, subendo discriminazioni personali, disagio per le famiglie, un’emigrazione forzata con la sottrazione alla Sardegna di risorse professionali sempre più indispensabili per le emergenze e le catastrofi subite dal nostro patrimonio ambientale.

Circa 300 vigili del fuoco sardi da tempo, chiedono che si ponga fine alle violazioni dei loro diritti, con il rispetto della normativa vigente, che prevede per tutti i vigili del fuoco del territorio italiano, il diritto a svolgere l'attività nell'ambito della propria regione di appartenenza.

La responsabilità di questa privazione di diritti, per i vigili del fuoco sardi, è da imputare alla RAS che non fa valere queste prerogative presso lo Stato italiano, privando con ciò anche il territorio sardo, nell’emergenza, di professionalità riconosciute.

Il caso delle Compagnie Barracellari e dei Vigili del fuoco da richiamare in Sardegna sono due esempi clamorosi di non assunzione di responsabilità propria da parte della Regione Autonoma della Sardegna e di chi oggi la governa.

Claudia Zuncheddu

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