Palazzo Aymerich: il Consiglio di Stato fa decadere i vincoli storico-culturali declassando e mortificando la memoria storica e architettonica di Cagliari

Palazzo Aymerich: il Consiglio di Stato fa decadere i vincoli storico-culturali declassando e mortificando la memoria storica e architettonica di Cagliari

Le lotte portate avanti negli anni scorsi da comitati di cittadini e all’interno del Comune di Cagliari per la difesa dallo stravolgimento architettonico del Palazzo Aymerich nel centro storico di Castello e la sentenza del 20 febbraio 2010 con cui il TAR respingeva il ricorso della società costruttrice Dac srl contro il provvedimento di vincolo storico culturale imposto dalla Soprintendenza, oggi vengono vanificate e umiliate dal Consiglio di Stato.

Per i giudici amministrativi romani (che si improvvisano grandi conoscitori dell’architettura e della storia della nostra città) “non emergerebbe il valore culturale dell’edificio”. Giudicano carente l’istruttoria della Soprintendenza per i Beni architettonici che è alla base della proposta del vincolo e parlano di “incertezza su quali siano gli elementi architettonici del Palazzo Aymerich immediatamente riferibili all’opera del Cima meritevoli di conservazione e tutela”. Al Consiglio di Stato, poco importa del Palazzo dell’illustre architetto che nell’800 contribuì allo sviluppo urbano di Cagliari, poco importa se poggia su un sito medievale e ingloba un portico pubblico che mette in comunicazione le due principali vie del centro storico.

Ai giudici romani poco importa se per la città di Cagliari, già impoverita delle sue ricchezze archeologiche dalla cementificazione e con pochi beni artistici, quel prestigioso Palazzo danneggiato dai bombardamenti del 43 rappresenti parte del suo patrimonio identitario dove qualsiasi tipo di restauro e di intervento prevede la conservazione e la salvaguardia delle strutture esistenti. Ancora una volta le lobby della città e della speculazione edilizia che mercifica tutto nel nome del profitto di pochi, prevale sulla coscienza civile della difesa della nostra storia e della nostra cultura di cui l’architettura è espressione di identità e di diversità.

A nulla sono valse negli anni le proposte di bonificare il sito, preservarlo, ristrutturarlo in tutte le sue componenti e riutilizzarlo a favore sia dei cittadini che dei proprietari, garantendo in tal modo sia la valenza pubblica che quella privata.
Tutto ciò al fine di promuovere un processo di urbanistica partecipata e condivisa, onde giungere ad una rivisitazione del progetto in modo da trovare soluzioni tese a soddisfare le diverse esigenze delle parti nonché a preservare e restituire alla cittadinanza la fruibilità del bene architettonico: parte integrante della memoria della città di Cagliari.
Claudia Zuncheddu
Ex consigliera del Comune di Cagliari

 

RASSEGNA STAMPA:

Caso Aymerich, Zuncheddu: "Mortificata la memoria storica della città"
(Casteddu Online)

Palazzo Aymerich, si può costruire.
Zuncheddu contro: "Sentenza umilia le lotte dei cittadini"

(Sardegna Oggi)

Niente vincoli a Palazzo Aymerich, la Zuncheddu: «Memoria mortificata»
(Sardinia Post)

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