La Sardegna al centro dei traffici di armi. Dov’è il Presidente Cappellacci?

La Sardegna al centro dei traffici di armi. Dov’è il Presidente Cappellacci?

In questi giorni si è appreso dalla stampa che un ingente armamentario bellico proveniente dalla Siria potrebbe essere stoccato nell’isola di Santo Stefano, nel pregiato Parco Naturale de La Maddalena: si tratta di 500 tonnellate di armi chimiche, notevolmente tossiche e pericolose tanto per l’ambiente, quanto per la salute delle popolazioni locali.

Non è la prima volta che quest’area così pregiata sul piano naturalistico e paesaggistico diventa sito di “smercio” per armamentari bellici e mezzi militari: già nel luglio 2011 denunciai attraverso una interrogazione in Consiglio regionale l’arrivo di un ingente carico di materiale bellico trasferito prima dai bunker dell’isola di Santo Stefano a La Maddalena e Palau, e successivamente da Olbia a Civitavecchia, su navi passeggeri (anziché su mezzi militari!) mettendo a rischio l’incolumità delle persone, senza neanche informarle dei rischi a cui erano sottoposte e senza alcuna garanzia sulle misure di sicurezza disposte dalla normativa vigente in merito.
Fa sorridere che il Presidente Cappellacci oggi sostenga di volersi “opporre con ogni mezzo” all’eventuale transito di armi chimiche nella nostra isola. Dov’era fin’ora? Nessuna risposta da parte sua è mai pervenuta alla mia interrogazione nel 2011, sul perché questo materiale sia stato custodito per ben 17 anni nel deposito di Guardia del Moro, considerando anche i rischi a cui è stata sottoposta per anni la popolazione (non dimentichiamo che l’area era un approdo per sommergibili nucleari americani).
È dunque triste vedere come un Presidente della Regione riesca a battersi (o a fingere di battersi) per i diritti dei sardi solo nel breve frangente della campagna elettorale. Se per cinque anni si fosse anche un minimo battuto per la difesa del territorio e della salute dei cittadini, forse oggi il Presidente non incasserebbe così tante umiliazioni e prevaricazioni dai vari Governi italiani che, in questi anni, si sono succeduti.
A tutt’oggi, a distanza di quasi tre anni da quella interrogazione, nulla è dato sapere su dove fosse destinato il carico di armi.

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