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IL 7 IN PIAZZA. L’UNITA’ DEI SARDI attraverso l’UNITA’ DELLE LOTTE

 

locandina 7-7-17

DIFENDIAMO I NOSTRI OSPEDALI DEI TERRITORI DISAGIATI ed il DIRITTO ALL’ASSISTENZA SANITARIA PUBBLICA. CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE, LA MAFIA E LA CORRUZIONE IMPORTATA DAI PARTITI POLITICI NELLE ISTITUZIONI E NELLA SANITA’.  

Alle scelte “sabaude” della Giunta Pigliaru, con la soppressione di interi servizi sanitari, lo svuotamento sino alla chiusura degli ospedali pubblici dei territori disagiati e delle città della Sardegna, il 7 Settembre noi sardi dobbiamo rispondere in modo unitario in Piazza. Non è più tempo di divisioni, di deleghe e di pericolose attese, ognuno di noi deve manifestare il proprio dissenso contro la ferocia di una classe politica locale che non risponde ai bisogni, ai diritti e agli interessi delle nostre collettività.

UNITI per

Difendere il diritto alla salute dei sardi

Salvare e potenziare gli ospedali pubblici dei territori disagiati

Contro la privatizzazione del Sistema Sanitario Pubblico

Contro le “mangiatoie politiche” e i “buchi di bilancio” che vogliono far pagare ai sardi

Contro la demagogia dei Politici locali e di certi Senatori, che dopo aver barattato il proprio sostegno per la ASL Unica e al supermanager Moirano, in cambio di posti di potere (vedi ad esempio la presidenza della Sfirs), dichiarano alla stampa “la propria preoccupazione perché sulla Sanità e l’Urbanistica potrebbero perdere il governo della Sardegna…”. Dichiarando così che la priorità non sono i diritti dei sardi alla Salute e al rispetto della vocazione del nostro territorio e delle sue attività tradizionali, ma che la priorità è la conservazione del proprio potere, con la demagogia e dell’inganno.

UNITI per

Salvare i pastori e tutta la filiera agropastorale

Sollecitare gli interventi richiesti dai pastori per l’emergenza in corso

Far sì che il settore agropastorale sia parte integrante di un programma di governo della Sardegna

UNITI per

La Difesa della vocazione dei nostri territori e Contro la cementificazione prevista dalla  nuova Legge Urbanistica 

La Difesa della Salute ambientale

Contro la minaccia del deposito nella nostra Terra delle scorie radioattive.

UNITI per

La Tutela della Cultura, della Lingua sarda e della Scuola Pubblica in Sardegna

UNITI per

Salvare i diritti di un Popolo alla Salute, alla Sopravvivenza e alla sua Emancipazione culturale, economica e politica.

Pastori e sindaci del Parteolla e del Gerrei dalla Prefetta

 

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Articolo pubblicato su: Il Manifesto Sardo 11-08-2016

La Prefetta di Cagliari si impegna a seguire tutti i percorsi istituzionali, dal Ministero di competenza, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, alla Giunta della Regione Autonoma della Sardegna, come se fosse normale che per un’emergenza sarda le sollecitazioni alle istituzioni locali debbano arrivare dall’alto e d’oltre Tirreno. Ebbene, la Prefetta ha capito che bisogna essere celeri nel dare risposte economiche al collasso del nostro sistema produttivo agropastorale. Ha capito che alla lettera dei pastori bisogna dare risposte concrete e celeri. Pastori, agricoltori, sindaci e tutti i sardi attendono “buone novelle”. Pubblichiamo quindi integralmente la lettera degli allevatori e Sindaci del Parteolla e del Gerrei. (Claudia Zuncheddu).

Ill.ma Signora Prefetta

è nel Suo ruolo di Organo periferico dell’Amministrazione dello Stato, con funzioni di competenza e di rappresentanza governativa in loco, che ci rivolgiamo a Lei in un momento particolarmente drammatico per il settore agropastorale e per le nostre stesse famiglie.

La crisi ambientale e climatica in Sardegna è, a parer nostro, sottovalutata. Il settore agropastorale, a tutt’oggi forza trainante dell’economia dell’Isola, è in forte sofferenza per le calamità naturali. Le nevicate e le gelate insolite per le nostre campagne nella stagione invernale e la siccità dei mesi estivi, si ripercuotono pesantemente sui nostri allevamenti sino a decretare la morte dei nostri capi ovini per malnutrizione.

L’ulteriore calo del prezzo del latte, già ai minimi termini, con una perdita per la pastorizia di centinaia di milioni di euro, ci ha messo talmente in ginocchio da non poter sostenere, per la mancanza di risorse, l’acquisto del foraggio indispensabile per tenere in vita le nostre greggi.

Un triste ma significativo indice della disperazione dei pastori, è il tentativo da parte dei piccoli e medi allevatori di svendere i propri capi ovini, prima che muoiano per fame.

Noi non siamo più in grado di sopportare il peso e il ritardo dei tempi della burocrazia.

Per le nevicate la Sardegna è stata inserita nello stesso decreto di chi ha subito il terremoto e 76 comuni potranno fare richiesta di risarcimento danni. Sulle gelate, non hanno ancora concluso la verifica dell’entità dei danni. Per la siccità il Fondo Nazionale di solidarietà è solo di 15 milioni di euro per tutta l’Italia isole comprese. Un fondo davvero irrisorio.

Le condizioni del settore, già drammatiche, sono aggravate dalla mancanza di interventi da parte degli Istituti di Credito.

Le banche non rispondono alle necessità dei singoli allevatori e delle aziende di trasformazione associate (Cooperative, O.P. etc.) che non dispongono di capitali propri in quanto ad ogni chiusura di bilancio, eventuali utili vengono inevitabilmente distribuiti tra i soci per il sostentamento delle famiglie.

Se è giusto che le istituzioni impongano al contribuente, chiunque esso sia, individualità o aziende, il pagamento delle tasse dovute, è anche vero che è indispensabile che gli allevatori vengano messi nella condizione di poter assolvere a questo dovere.

Ribadiamo, Illustrissima Prefetta, che le nostre condizioni sono sempre più disperate e in stato di totale abbandono da parte delle istituzioni. Questa situazione di stallo decreta la morte definitiva del comparto agropastorale su cui a tutt’oggi poggia l’economia dell’intera Sardegna.

Da qui la necessità che si adottino misure straordinarie che consentano la sopravvivenza oltre che di questo fondamentale settore produttivo per la Sardegna, anche quella delle nostre famiglie, ormai stremate.

Riteniamo gravissimo che nonostante la grave crisi di mercato e la recente dichiarazione dello stato di calamità naturale da parte della nostra Regione Autonoma, le banche persistano sul recupero crediti attraverso decreti ingiuntivi del Tribunale. Tali azioni ciniche e irragionevoli non solo tolgono ogni speranza al settore agropastorale, ma scatenano il panico nelle nostre famiglie.

Ci appelliamo a Lei Illustrissima Prefetta, perché si faccia portavoce presso il governo della drammaticità della situazione agropastorale sarda, affinché si istituisca in tempi celeri un fondo di solidarietà straordinario che ci consenta di garantire il foraggio e quindi la sopravvivenza dei nostri animali. Chiediamo inoltre, che in attesa di interventi risolutivi, vengano immediatamente sospesi i decreti ingiuntivi per il recupero crediti da parte delle banche.

Ribadiamo che noi intendiamo pagare quanto dovuto, ma necessitiamo di essere messi nella condizione di poterlo fare.

Confidando nella Sua disponibilità, Le porgiamo i nostri Distinti Saluti.

Allevatori e Sindaci del Parteolla e del Gerrei

 

servizio di Videolina del 10/08/2017 h 14

Pastori e Sindaci del Parteolla Gerrei incontrano la Prefetta

 

OSPEDALE SAN MARCELLINO DI MURAVERA. 7 Agosto

 Ospedale SanMarcellino

 

“La Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica” invita cittadini ed amministratori locali a proseguire le lotte per la difesa ed il potenziamento dei propri presidi ospedalieri. Di fronte alle false risoluzioni proposte, agli esercizi di demagogia, con emendamenti che tradiscono ogni aspettativa, non resta che portare avanti le lotte tutti uniti per salvare gli ospedali territoriali. La lotta di ogni singolo territorio deve essere una lotta per tutta la Sardegna.

Lunedì 07 agosto, assemblea pubblica nel palazzo del Comune di Muravera con i sindaci del Sarrabus. All’ordine del giorno la discussione sull’Emendamento inerente il Piano di riordino della rete ospedaliera sarda.  Dalle osservazioni è stato rilevato che l’emendamento proposto dalla Politica Regionale non è assolutamente migliorativo, anzi, ripropone i tagli in cambio di qualche briciola irrilevante.

Il San Marcellino di Muravera, al servizio della vasta area del Sarrabus Gerrei, nonché di un considerevole traffico turistico soprattutto estivo, non solo non può essere indebolito e svuotato delle sue Specialità, ma necessita di un potenziamento dei servizi, a partire dalla Chirurgia h24.

La proposta della sostituzione della Chirurgia h24, con una chirurgia programmata, è di fatto un taglio assolutamente insopportabile e insostenibile rispetto alle esigenze della vasta e popolata area geografica. La proposta di un servizio sostitutivo come “Week Surgery “ e “Day Surgery”, consistenti in “ricoveri programmati” dalla mattinata del lunedì con dimissioni entro l’ora di pranzo del venerdì e quelli che prevedono l’intervento e la dimissione in giornata, è improponibile.  Così come per gli interventi chirurgici urgenti, complessi e ad alto rischio, il punto di riferimento non può essere il Santissima Trinità di Cagliari ma deve essere garantito in loco.

La Politica sarda persiste nei suoi ragionamenti secondo logiche diverse dalle nostre, persiste persino nel negare il riconoscimento della specificità orografica e i tempi di percorrenza delle distanze nei nostri territori. Tempi che implicano maggiori rischi per il cittadino che necessita di un pronto intervento. La Sardegna non è la Lombardia né per ricchezza né per i collegamenti. La Politica sarda ignora i problemi delle nostre infrastrutture e dei trasporti, ignora il grande caos che regna negli ospedali cagliaritani, sempre meno efficienti (anch’essi sotto i colpi dei tagli previsti dalla spending review) ed impossibilitati sempre più  a farsi carico delle urgenze dei territori disagiati. Questa è una ragione ulteriore per salvare e potenziare, con una “sana” razionalizzazione delle spese, i presidi ospedalieri territoriali esistenti.  

Si ribadisce che la Politica sarda ignora le logiche comuni ed i ragionamenti più elementari. Mentre un intervento non urgente e che quindi non presenta rischi per il cittadino, può essere programmato in un qualsiasi ospedale, compreso il Santissima Trinità di Cagliari, diversa è l’urgenza chirurgica che deve essere tempestivamente affrontata in loco.

Sosteniamo che la migliore risoluzione dei problemi si trova laddove i problemi si vivono. La Politica per non sbagliare deve ascoltare ed accogliere le istanze delle comunità interessate. Le ambigue concessioni ora per questo, ora per quel territorio, mirano solo a spaccare il movimento di rivolta in tutta la nostra Isola (isole minori comprese).

    

Claudia Zuncheddu - Portavoce Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica

Unione Sarda 9-8-2017: Claudia Zuncheddu:«Vogliono privatizzarlo - ha detto- sia a destra che a sinistra. E nel frattempo lo stanno svuotando»

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Tra inganni e trionfalismi della Politica i “tagli” per gli ospedali sardi da Nord a Sud. Lettera aperta ai maddalenini in lotta

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In tanti mi hanno chiesto quale sia la mia interpretazione delle “modifiche” cosiddette “migliorative” inerenti la Riforma della Rete ospedaliera territoriale e nel caso specifico le ricadute sull’ospedale Paolo Merlo di La Maddalena.  
 
Seguo con attenzione e molta preoccupazione l’evolversi degli eventi della Politica sarda in materia sanitaria. Con l’alibi di ridefinire la Rete degli ospedali territoriali disagiati, di fatto si mira oggi a svuotarli dei servizi e nel tempo a sopprimerli. E’ palese che la Politica con le sue scelte sta consegnando il Sistema Sanitario pubblico nelle mani delle lobby della Sanità privata e delle assicurazioni.    
 
Ciò che viene contemplato dal Piano di riordino della rete ospedaliera sarda, in concreto non è nulla di buono per le nostre comunità. Il caso specifico dell’ospedale Merlo di La Maddalena merita un’approfondita interpretazione che va ben oltre le dichiarazioni trionfalistiche dei politici sulla stampa. Si tratta di un’opera di equilibrismo ipocrita, davvero indecente e grave. 
 
Ieri, 4 luglio, La Nuova Sardegna ha riportato: “Il Futuro della Sanità. Rete ospedaliera, primo Sì. I punti nascita salvi” e L’Unione Sarda “Salve le strutture dei piccoli centri e delle zone di montagna. Pigliaru: «Modifiche migliorative» Rete ospedaliera, riforma a un passo. Via libera dalla commissione: la legge in Aula entro metà settembre…
Purtroppo per i non addetti ai lavori è facile cadere nella trappola della demagogia e del linguaggio ambiguo di una certa Politica. 
 
Secondo il Nuovo Assetto della Rete Ospedaliera, l’ospedale Merlo è definito “Stabilimento di sede disagiata e Ospedale di Comunità”. Prevede un Pronto Soccorso h24. Punti nascita “zero”, Pediatria “zero”, Rianimazione “zero”, “Camera iperbarica “zero”. Dominano i tagli. 
Sono previsti 20 posti di medicina d’urgenza e si parla vagamente di “chirurgia” senza specificare nulla. Chirurgia a bassa intensità di cura, quindi fortemente ridimensionata: Week Surgery con ricoveri dal lunedì al venerdì mattina e Day Surgery, interventi con dimissione in giornata.  
E’ grave che l’ospedale Merlo sia privato della Rianimazione, servizio fondamentale ai fini della gestione completa dell’emergenza e non solo. Come si possono garantire le urgenze di “livello superiore” anche chirurgiche? Il paziente deve essere trattato all’interno dell’ospedale Merlo? Deve essere trasferito in altra struttura? Chi lo porta e chi lo accompagna visto che il Decreto non specifica nulla?
Viene detto che a garanzia delle urgenze sia disponibile l’elisoccorso, un servizio attualmente svolto dai VVFF grazie ad una convenzione. Da quanto pubblicato sulla Gazzetta ufficiale europea, risulta un bando di gara da quasi 93 milioni di euro per l'affidamento del servizio di elisoccorso in Sardegna per otto anni: operazione in odore di privatizzazione.
 
Ma al di là dei costi e dei tempi anche tecnici, prima che l’elicottero si levi in volo, va ribadito che l’elisoccorso è fortemente legato alle condizioni metereologiche. Ci sono stati già casi in cui questo mezzo non abbia volato proprio per condizioni meto avverse. Parrebbe pure che questi elicotteri, a differenza di quelli militari, non siano abilitati al volo notturno. 
In queste “modifiche” spacciate dai politici come “migliorative”, non vengono prese minimamente in considerazione le “urgenze concomitanti tempo-dipendenti”. 
 
Sulla questione del Punto nascita, categoricamente chiuso, regna la confusione e uno spregevole inganno. Si sono inventati il cosiddetto “Percorso nascite” nel quale sarebbe anche possibile partorire, come riportato ieri 4 agosto anche dalla Nuova Sardegna. E’ un sotterfugio su cui è necessario fare chiarezza. Si tratta di uno spazio assai generico, all’interno dell’ospedale, dove seguire le donne in gravidanza. Di fatto è ciò che si fa in un normale consultorio. Ma visto che in questo strano “Percorso” sarebbe possibile partorire, va esplicitato dove verranno gestiti la puerpera e il neonato. Non è che verranno trasferiti a Olbia dopo il parto, così come è già avvenuto?
Sempre secondo quanto riportato nell’articolo della Nuova Sardegna se la gravidanza si prevede complicata la donna deve andare all’ospedale di Olbia. 
Ma cosa succede se un parto programmato come fisiologico si complica nel corso del travaglio e necessita di un trattamento chirurgico d’urgenza? Verrà forse usata quella sala operatoria prevista per le urgenze chirurgiche e che diventa in questo caso totipotente? E chi interviene chirurgicamente? Il chirurgo di turno? Il ginecologo? Anche questo non è dato sapere. 
 
A tal punto merita una riflessione il parere di un consigliere del Pd (fra l’altro è un medico): “Questo ddl rappresenta un nuovo approccio culturale alla salute: saranno appunto le reti di ospedali ad affrontare la complessità crescente della domanda clinica e non più le singole strutture, dove tutti fanno tutto”.
L’onorevole non spiega bene il concetto di “nuovo approccio culturale”, forse si riferisce ai tagli e alla privatizzazione?  
 
Hanno detto che l’ospedale Merlo è un Ospedale di Comunità.
 
Che cos’è un Ospedale di Comunità?
“Standard ospedalieri. Il regolamento in Gazzetta. Arrivano gli “ospedali di comunità” gestiti dagli infermieri e le grandi reti per patologia. L’Ospedale di Comunità, al quale è affidato il compito di “interfacciarsi” con l’ospedale ordinario per la presa in carico di interventi sanitari potenzialmente erogabili a domicilio ma che necessitano del ricovero per impedimenti di varia natura (logistici o familiari) ad essere erogate a casa del paziente. Questi ospedali saranno gestiti dagli infermieri, avranno dai 15 ai 20 posti letto e l’assistenza medica sarà assicurata da medici di medicina generale o pediatri o da altri medici dipendenti o convenzionati con il SSN secondo modalità scelte localmente. A livello gestionale questi ospedali faranno capo ai distretti sanitari”. 
E’ palese che un Ospedale di Comunità non può essere considerato un normale ospedale, secondo i canoni riconosciuti a livello internazionale. 
 
Altra grande beffa è la chiusura della Camera iperbarica, in spregio all’intensissima attività subacquea e al Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena, un habitat di richiamo internazionale e dove il rischio di incidente è altissimo. Ebbene, il savoiardo Moirano, super-manager della neonata Asl Unica, sopprime l’iperbarica mentre dall’altra parte della Sardegna, l’ospedale Marino di Cagliari deve far fronte anche alle emergenze del nord. Naturalmente dalla tempestività dell’intervento dipenderà la vita del subacqueo. E’ inquietante che un presidio così indispensabile non sia operativo nell’Arcipelago di La Maddalena. 
 
Va anche precisato che l’ospedale Marino di Cagliari è nella lista dei presidi ospedalieri da declassare.
 
In questa atmosfera di tagli sugli ospedali pubblici sardi, se è vero che devono rastrellare 58 milioni di euro all’anno per dieci anni, da destinare al Mater Olbia, è anche vero che non si può privare La Maddalena della Camera iperbarica, sempre che non ci siano progetti privati pronti a sostituire quella dell’ospedale pubblico. 
C’è da chiedere ad ogni singolo consigliere di tutte le forze politiche rappresentate nel Consiglio della Regione Autonoma e a tutti i membri della Commissione Sanità dei vari schieramenti, nessuno escluso, come abbiano potuto firmare all’unanimità un emendamento ingannevole per una legge truffa. 
Come possano con l’uso efficace della stampa tradire gli elettori e prendersi gioco delle esigenze dei nostri territori.
Queste non erano le aspettative dei sardi quando li hanno eletti per essere rappresentati.
Queste sono solo alcune delle osservazioni su cui a mio avviso c’è poco da rallegrarsi. 
Invito gli amici di La Maddalena, impegnati nella lotta per la tutela e il potenziamento dell’ospedale Paolo Merlo, a interagire e far parte della Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica che con le sue lotte e le sue iniziative sta contribuendo a denunciare e smascherare questa truffa istituzionale sulla Sanità. Sono a disposizione per ogni tipo di chiarimento e per eventuali iniziative comuni. 
Claudia Zuncheddu 
 
Unione Sarda 08-08-2017
 
Sulla questione è intervenuta anche Claudia Zuncheddu, portavoce della Rete della sanità pubblica, critica sulla mancanza della rianimazione nel presidio maddalenino.
«È un servizio fondamentale per la gestione completa dell’emergenza», dice Zuncheddu, che si sofferma sulla situazione attuale del servizio di elisoccorso che a prescindere dai dettagli tecnici sul bando «è comunque fortemente legato alle condizioni metereologiche e pare che gli elicotteri previsti, a differenza di quelli militari, non siano abilitati al volo notturno
lettera maddalenini

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