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Eus nau ca NO. Tra mille ragioni del NO dei sardi alla Riforma costituzionale italiana

Catturaridotta

 

Il referendum sulla Riforma della Costituzione italiana è un’occasione che deve vedere unito il Popolo sardo. Il destino della nostra Terra e del nostro Popolo, oggi più che mai, è nelle mani di chi ha avuto il coraggio di partire e di chi ha avuto il coraggio di restare. Nessuno di noi può esimersi dal prendere una decisione esprimendo il proprio voto.

La Riforma Boschi/Renzi/Verdini propagandata in Italia da una stampa filogovernativa demagogica e bugiarda, occupa ogni spazio di comunicazione possibile. L’ingannevole bombardamento mediatico sul SI al referendum, con la solita campagna di promesse, è l’unica risposta che il governo Renzi dà alla disperazione dei sardi, nel pieno di una crisi economica e sociale epocale non voluta da noi, e che di certo non vedeva come priorità la manipolazione della Costituzione. Solo l’8% degli italiani, infatti, ritiene che i problemi costituzionali siano prioritari per la soluzione della crisi.

Ci fanno credere che il nuovo Senato renziano sarà il Senato delle Autonomie locali, ma per essere un Senato delle Autonomie locali, che rappresenti in modo paritario le singole regioni, bisogna innanzitutto che esso sia eletto dai cittadini attraverso il suffragio universale, cosa non prevista dalla Riforma Boschi. Il Senato delle Autonomie per essere tale dev’essere paritario e federale. Solo un Senato federale, dove il numero degli eletti prescinde dal numero degli abitanti, quindi uguale per ogni regione, garantirebbe pari dignità ed eviterebbe alla Sardegna rischi di discriminazione. Il Senato della Riforma Renzi, è eletto dai nominati della casta e addirittura rimanda ad una legge a tutt’oggi inesistente le modalità con cui verrà eletto. La Sardegna con il progetto renziano, a causa del basso numero di abitanti, avrà ancora una volta meno rappresentanti e conterà sempre meno.

La Riforma Costituzionale, tra innumerevoli incongruenze, prevede il “super onorevole” e cioè che un sindaco possa essere nello stesso tempo anche consigliere regionale e senatore. Tre cariche di grande responsabilità che implicano anche continui trasferimenti geografici, corse da un territorio all’altro e soggiorni a Roma. Quale sarà la produttività di questo “dio onnipotente e onnipresente” rispetto alla comunità locale, alla Regione e al Parlamento italiano? Dove troverà il tempo per assolvere in modo proficuo a tutti questi ruoli?

Se alla base di questa nuova figura, anche umanamente impossibile, c’è il pretesto del taglio ai costi della politica, sarebbe bastata una semplicissima Legge ordinaria per tagliare il 50% di tutte le immunità, dei privilegi, degli stipendi, delle commissioni etc. etc. della casta politica, legando poi il 50% alla produttività per ogni singolo onorevole.

Ma così non è.

La controriforma con l’alibi dei tagli ai costi della politica, si ispira a ben altro. Essa è l’evoluzione del bipolarismo italiano verso un sistema oligarchico da tempo preannunciato e auspicato dai potentati economici delle multinazionali e dalla P2. Essa ha la funzione di escludere la partecipazione popolare ed il conseguente controllo sugli atti e il funzionamento delle istituzioni.

Con la Riforma si concentrano i poteri politici ed economici nelle mani di una casta sempre più ristretta, una casta super controllata ed espressa dalle segreterie dei partiti politici, quelle che di fatto sceglieranno il “super onorevole” per poi sostituirsi ad esso nelle sue funzioni istituzionali. Per tale ragione il “sindaco-consigliere regionale-senatore” non deve avere dotti sovrannaturali, né il dono dell’ubiquità, né competenze e ancor meno gli si chiederà di assolvere alle istanze dei cittadini, ai suoi tre ruoli, ma gli si imporrà solo la fedeltà. Saranno le segreterie e gli accordi tra i partiti a sostituirlo nelle amministrazioni locali, nei consigli regionali e nel Senato italiano. Di che autonomia vogliamo parlare?

Dietro la Riforma Boschi/Renzi/Verdini, così pasticciata e maldestra, non solo c’è la violazione della Sovranità popolare, ma c’è il Pensiero Unico dell’era renziana dove lo stesso Stato italiano rinuncia alla sua sovranità abdicando a favore di poteri finanziari internazionali. Poteri che impongono lo sconvolgimento delle Costituzioni democratiche in tutta Europa per ridurre gli spazi di democrazia ai Popoli per condizionarne possibili reazioni di fronte alla crescente crisi economica. Il restringimento degli spazi democratici è propedeutico alle repressioni e non alla soluzione dei problemi reali della gente.

Il privilegio dell’immunità che si vuol concedere ai supersenatori, sicuramente servirà per risolvere i propri problemi con la giustizia. Questo è il Senato delle Autonomie che ci propongono. A tal proposito L’ Economist sulla riforma del Senato non più elettivo dichiara: "Molti dei suoi membri sarebbero consiglieri regionali e sindaci" quando "regioni e comuni" sono gli "strati di governo più corrotti"…concedendo loro anche l'immunità… renderebbe il Senato "un magnete per la peggiore classe politica".

Sulle Regioni a Statuto speciale, va detto che la Riforma Renzi viola il principio di incompatibilità della carica di consigliere regionale e senatore. Tutto ciò coerentemente con il gruppo dirigente del PD che si è espresso a favore dell’abolizione nel tempo delle Regioni a Statuto speciale, senza neppure capire ed entrare in merito alla storia di queste specialità.

Nell’Art 117 della Riforma Renzi, lo Stato accentra poteri sottraendoli alle regioni con la Clausola di Supremazia Speciale, per cui in nome della “Tutela dell’interesse nazionale”, lo Stato istituzionalizzerà ogni suo interesse sul territorio sardo, a partire dalla installazione del Sito unico delle scorie nucleari, ad ulteriore militarizzazione dei nostri territori ad interventi energetici devastanti per il nostro ambiente.

Queste sono solo alcune riflessioni e considerazioni che in nome degli interessi della Sardegna e delle future generazioni devono indurci a bloccare questa controriforma votando NO.

Claudia Zuncheddu

"Patto sardo-cinese" "Patto Renzi-Xi Jinping". Ai sardi: state sereni...

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Lo “storico patto sardo-cinese”, su cui si concentra l’attenzione della stampa ricorda a noi sardi altre esperienze, quella della Costa Smeralda con Karim Aga Khan e quella recente del Mater Olbia con Al Thani.

Preoccupa l’entusiasmo e l’atteggiamento di sottomissione con cui i nostri dirigenti politici hanno dato fiducia incondizionata ai cinesi arrivati nella nostra Isola, secondo patti definiti tra il presidente della Cina, Renzi e lo Stato italiano, senza il coinvolgimento paritario della Sardegna. Tutto ciò ancora una volta all’insaputa dei sardi e di gran parte della nostra classe politica, che ignora in modo ingiustificato gli accordi preliminari alla visita del Presidente Xi Jinping e Renzi in Sardegna.

Noi non siamo contrari a priori a qualsiasi accordo economico con l’imprenditoria mondiale, ma riteniamo che alla base di tutto debba esserci la conoscenza, la pubblicità e la condivisione di qualsiasi progetto prima che si definiscano gli accordi, nonché la verifica che tali operazioni portino reale ricchezza e occupazione in Sardegna, senza ledere la nostra dignità e senza essere ancora una volta ricattati con il lavoro che uccide e che distrugge le nostre risorse ambientali.

E’ certo che Renzi apre le porte ad importanti investimenti cinesi in Italia, ma come l’emiro del Qatar Al Thani, anche Xi Jinping s’innamora della Sardegna, della sua bellezza, del suo valore strategico e del fascino di un mondo senza regole dove tutto è più facile.

La scelta della Sardegna per un informale vertice tête-à-tête tra i due leader, pone dei dubbi che meriterebbero quantomeno un chiarimento sul perché della visita, il contenuto delle interlocuzioni ed accordi, su quali siano gli interessi che legano le due diplomazie e se questi corrispondono con gli interessi dei sardi.

Sardigna Libera

 

Rassegna stampa

Sarda News: Patto sardo-cinese con Xi Jinping. Zuncheddu: Noi sardi dobbiamo star sereni?

CagliariPad: Patto sardo-cinese con Xi Jinping. Zuncheddu: "Noi sardi dobbiamo star sereni?"

Unione sarda 18-11-2016 pg 6: Pigliaru saluta xi Jinping: il presidente cinese ringrazia per l'accoglienza. Voce critica Claudia Zuncheddu (SardignaLibera)

voce critica

Incontro di Indipendentisti a Bauladu - organizzato da Progres

Cari Indipendentisti

in occasione di questo evento a cui purtroppo siamo impossibilitati a partecipare, colgo l’occasione per portare a nome di Sardigna Libera e mio personale, un saluto ed una esortazione a tutti gli indipendentisti di buona volontà, a promuovere il dialogo all’interno del nostro mondo e tra noi e i nostri territori.

Sa Mesa Natzionale è una nuova opportunità per mettere insieme le forze che lottano per l’autodeterminazione e l’indipendenza della Natzione sarda. Sa Mesa dev’essere un luogo di confronto e di dibattito dove, oggi, nessuno deve rinunciare alla propria storia e alle proprie peculiarità. Dev’essere uno spazio politico aperto, condiviso ed egualitario dove non devono esserci né primi né secondi. Un luogo politico che necessariamente si confronta e collabora con altre identità esterne.

Le criticità nei nostri territori, l’attuale processo di colonizzazione e di annientamento del nostro Popolo, portato avanti dalla globalizzazione mondiale e dalle multinazionali finanziarie, dove lo stesso Stato italiano è subalterno ed utile servo, CI CHIEDONO di partecipare attivamente alle lotte e alla ribellione che il Popolo sardo in maniera autonoma sta già portando avanti.

Questo processo politico autonomo di ribellione è molto più avanti di ciò che noi possiamo pensare.

Da qui la necessità di uscire dai nostri tancati che ci impediscono una visione obiettiva della realtà con il rischio di isolarci e metterci fuori dalla storia.

Abbiamo necessità di promuovere il dibattito sulle emergenze del Popolo sardo privilegiando sempre ciò che ci unisce. In quest’ottica le diversità sono una ricchezza per tutti.

In questo momento politico, riteniamo che sia necessario un confronto franco e autonomo, all’interno del nostro mondo, sulla questione della Riforma della Costituzione italiana, promossa attualmente dal governo Renzi. E’ vero che non è la nostra Costituzione, ma è anche vero che è quella che da oltre 60 anni condiziona e determina la nostra vita in tutti i suoi aspetti.

Noi riteniamo che la vittoria del SI in Sardegna determinerà un ulteriore arretramento dei rapporti con Roma e una maggiore sudditanza ed asservimento di tutta la classe politica sarda, anche nel caso in cui, nel resto del territorio italiano dovesse vincere il NO. Se dovesse vincere il SI, incomincerà inesorabilmente il declino e la fine di qualsiasi forma di autonomia nel nome di uno Stato più centralista e refrattario a qualsiasi forma di federalismo, figuriamoci di indipendenza!

Il “NO indipendentista” di Sardigna Libera a questa controriforma, mira a far sì che il nostro percorso democratico verso l’autodeterminazione e l’Indipendenza, già difficile e pieno di ostacoli, non possa diventare ancora più arduo, se non impossibile.

Auguro a tutti i patrioti un sereno e proficuo confronto.

A si biri.

Claudia Zuncheddu - SardignaLibera

 

Unione sarda 14-11-2016

 

bauladu

Mobilitazioni a macchia d'olio in Sardegna in difesa degli ospedali territoriali. Oggi a La Maddalena

merlo

 

La Rete Sarda Sanità Pubblica è a fianco dei cittadini di La Maddalena che lottano in difesa dell’ospedale Paolo Merlo a rischio di smantellamento e di chiusura. L’unico presidio sanitario in quell’isola non può essere privato dei servizi essenziali a partire dall’attività di degenza del Punto Nascita, con il trasferimento a Olbia delle donne ricoverate, con tutti i rischi che ne derivano.

La manifestazione del 9 novembre a Cagliari e la manifestazione di oggi a La Maddalena dimostrano che le popolazioni sarde non intendono rinunciare al diritto alla salute.

La classe politica sarda prenda atto che questo diritto non è monetizzabile né rinunciabile e faccia proprie le istanze portate avanti in questi mesi dalla Rete Sarda Sanità Pubblica e da altri cittadini più o meno organizzati. I nostri eletti a rappresentarci la smettano una volta per tutte di eseguire ordini che vengono dall’alto, abbiano il coraggio di schierarsi con le collettività locali e non con le segreterie dei partiti che nei fatti decretano, con la chiusura degli ospedali territoriali, la negazione del diritto alla Sanità pubblica.

Rete Sarda Sanità Pubblica

 

rassegna stampa:
Sardegna Live: mobilitazione a difesa degli ospedali: oggi manifestazione a La Maddalena

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