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Tempio. La Rivolta pacifica degli oltre 8 mila in Piazza

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Straordinaria la manifestazione contro il Riordino della rete ospedaliera della Sardegna, ieri sera, per le strade di Tempio.

I sardi si mobilitano ovunque per difendere i presidi ospedalieri dei territori disagiati dagli attacchi della classe politica sarda, succube dei diktat del governo italiano e a sua volta succube dei diktat della Finanza Internazionale che in Europa fa da padrona.

 

Ma le responsabilità non sono solamente della Giunta del neoliberista Pigliaru e della maggioranza che governa la Sardegna, esse marciano di pari passo con i progetti politici e la stessa sudditanza da Roma della precedente Legislatura Cappellacci.
Oggi, a fine legislatura, le lotte per la difesa degli ospedali e del Sistema sanitario pubblico, portate avanti dalle comunità, rischiano di essere cavalcate spudoratamente e in modo trasversale dai “carnefici” della Sanità.

Non permettiamo a nessuno che dure e sofferte lotte siano usate, dai soliti noti come “merce di consumo” per le loro campagne elettorali.

La Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica, ha lavorato duramente, ha approfondito gli studi, le conoscenze e i bisogni di ogni singolo territorio, producendo una ricca documentazione e gli emendamenti necessari per salvare il diritto alla Salute di tutti i sardi.

Il frutto del duro lavoro è stato messo a disposizione di ogni gruppo politico, di ogni consigliere regionale, del presidente della Commissione Sanità, del Consiglio e della Regione, perché ne facciano buon uso.

La Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica, attende che gli eletti dal Popolo, adottino e difendano gli emendamenti nati dagli sforzi dei comitati.

La Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica, auspica che il brusco e manifesto “risveglio delle coscienze” dei politici sardi non sia solo apparente e che porti al più presto possibile i sui buoni frutti.

Chiede meno passerelle propagandistiche e più azioni nelle sedi istituzionali, laddove devono rappresentare al meglio i diritti e gli interessi delle collettività sarde.

 

 

rassegna stampa: Unione Sarda 20-7-2017

Cattura

 

 

video della Manifestazione contro la riforma sanitaria- Claudia Zuncheddu

raccolta delle foto (video)

 

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Leo nei meandri della psicanalisi nell’era del web

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di Claudia Zuncheddu

Articolo pubblicato su il manifesto sardo il 16-07-2017

Leo, il romanzo di Daniela Piras, giovane scrittrice sarda, si fa amare per la freschezza con cui, raccontando una storia di ordinaria amministrazione, stimola riflessioni sulla metamorfosi comportamentale dei giovani nell’era del web. L’argomento è facile preda della psicanalisi.

La storia di Leo si presta a diverse interpretazioni stimolanti, la prima è sotto il profilo patologico. Qualche psicanalista, a mio avviso, seguendo una pista sbagliata attribuisce a Leo un disturbo narcisistico, facendosi sfuggire una figura apparentemente insignificante e marginale nel romanzo: la madre di Leo. Il narcisista patologico è un manipolatore che necessita di una platea dove esibire la grandiosità del proprio ego e dove individuare la vittima a cui creare in modo consapevole dolore.

Leo invece sfugge dal mondo reale, schiva chiunque possa incrociare nelle rare uscite da casa, dalla sua stanza, dal suo mondo virtuale. E’ ossessionato dal più banale incontro con chicchessia, dai genitori che vanno periodicamente a trovarlo con i rifornimenti per la sua sopravvivenza, agli studenti con cui condivide l’appartamento. Meglio non uscire di casa, neppure aprire le finestre, per tuffarsi nel mondo virtuale che gli offre tutto ciò che desidera senza chiedergli in cambio alcuna verità.

Leo di fatto è vittima del narcisismo patologico e paradossalmente subdolo di sua madre che lo ha infragilito e svuotato trasformandolo in contenitore del suo grande ego. Il bambino Leo, per chi l’ha messo al mondo, non deve crescere. Alla sua inadeguatezza nell’infanzia, segue quella nell’adolescenza e nella fase della gioventù. La sintesi di quest’aspetto relazionale tra madre e figlio è espressa nella frase ricorrente “Ometto di mamma…hai mangiato… hai dormito… hai studiato?”. Leo ha 25 anni e tra i tanti mali ha pure una sessualità inevitabilmente soffocata. La fantasia del sesso potrebbe risvegliargli la curiosità per il mondo reale.

Leo falsamente brillante, speciale, con tanti esami sostenuti, ad un tiro di schioppo da una laurea in Scienze naturali, è la condizione irreale su cui converge la complicità tra madre e figlio. E’ con l’aiuto materno che Leo ha costruito le barriere di difesa dal mondo reale, a partire dalla notoria puzza emanata dal suo corpo e creata ad arte perché nessuno gli si avvicini. Solo la madre seppur perfettina è la sola a non cogliere quell’irresistibile fetore da cui tutti fuggono.

In conclusione, Leo non ha voglia di vedere e di manipolare nessuno. E’ solo un bugiardo per necessità che fugge su internet alla ricerca dell’identità negata. Se nel romanzo c’è un personaggio con un disturbo narcisistico di personalità andrebbe ricercato nella figura pallida e sfuggente della madre. Leo potrebbe essere più che narcisista patologico, la vittima del narcisismo materno.

Il romanzo di Daniela Piras stimola il fascino della psicanalisi spostando l’attenzione verso i dintorni dell’attore apparentemente principale e nello stesso tempo spalanca la finestra sul vasto mondo virtuale delle nuove generazioni. La rete può soddisfare bisogni e inibire stimoli. Consente, chiudendo la porta di una camera, di trovare la soluzione, seppur effimera, ai fisiologici conflitti generazionali tra genitori e figli. Non è più necessario fuggire. Eppure è da quei conflitti che si costruiscono le fondamenta dell’emancipazione e dell’indipendenza dell’individuo.

Quel mondo virtuale, può evocare il fascino della Fata Morgana, quel miraggio che nel deserto attrae irresistibilmente il viaggiatore inconsapevole, disorientandolo sino a farlo perdere nelle grandi sabbie dove farlo morire. 

La scrittrice sarda, con il suo romanzo Leo, stimola la fantasia e le riflessioni del lettore su temi di grande attualità e del quotidiano di tutti. Essa lascia ampi spazi dove avventurarsi persino nei meandri della psicanalisi.

Antincendio tra elicotteri che arrivano e autobotti di Forestas, volontari e vedette che spariscono

incendi sardegna

Un nuovo elicottero noleggiato da luglio ad agosto, con capacità di carico di 4500 litri affianca nelle operazioni antincendio la flotta di 11 elicotteri da 600 litri, sotto il coordinamento del Corpo Forestale.

Durante il recente incendio alla periferia di Iglesias, che ha mandato in fumo il patrimonio naturalistico di Monteponi e minacciato lo stesso centro urbano, tra i mezzi che sarebbero stati indispensabili per arginare il fronte del fuoco, mancavano le autobotti per antincendio boschivo di Forestas.

Il mancato intervento di questi mezzi con 5000 litri di acqua in questo frangente, sembra non sia né unico né casuale. Per l’intervento nel compendio forestale dei Sette Fratelli, il più importante del sud-est della Sardegna, se prima erano disponibili autobotti da 3/4000 litri oggi staziona un solo mezzo leggero con una capacità di 400 litri.

Con i camion cisterna sono scomparsi anche gli autisti. Lo stesso sistema delle vedette, strategico per la prevenzione e l’indirizzo iniziale sul fronte del fuoco, è stato ridotto da H 24 ad H8, lasciando scoperti per gran parte del tempo i nostri territori dall’avvistamento di possibili incendi.

Inoltre nel golfo di Cagliari, nel suo compendio montano sia a sud est che a sud ovest il numero delle vedette è stato notevolmente ridotto. Nei tempi di riposo degli operatori le postazioni restano scoperte, privando il sistema antincendio di un supporto indispensabile.

Mentre l’assessora all’Ambiente presenta la grande armata messa in campo per l’antincendio con 10 mila uomini, con un costo di 65 milioni di euro, ha mandato l’armata a combattere a piedi scalzi, persino senza visite mediche di idoneità, in quanto il personale del Corpo Forestale e Vigilanza Ambientale le ha effettuate solo una decina di giorni fa. Per ciò il territorio per oltre 45 giorni è stato privato del supporto del CFVA, con compiti di coordinamento e di estinzione di incendi boschivi. Una misteriosa ristrutturazione su personale e mezzi a terra ha creato scoordinamento e mancanza di programmazione.

Che fine hanno fatto le autobotti? Saranno scomparse perché obsolete? Forse che se ne sono liberati in nome di misteriose strategie di antincendio? E i volontari di protezione civile?

La Protezione Civile regionale, impone che i volontari non vengano mobilitati in caso di incendi boschivi vicini a centri abitati e ad ovili, nonché vieta ai comuni virtuosi di stipulare convenzioni che permettano di tenere in vita i gruppi di volontariato. Può il nostro territorio rinunciare ad una forza di spegnimento indispensabile?

Claudia Zuncheddu-Sardigna Libera

Adiosu Doddore

...andato via in un silenzio insolito che scuoterà molte coscienze

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