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Giorgio Pisano ci ha lasciato

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Sabato 20 agosto, di buon’ora Giorgio Pisano ha intrapreso il suo ultimo viaggio lasciandoci di stucco. Un viaggio intimo, sublime e silenzioso, che consapevolmente Giorgio ha voluto immaginare lontano dai rumori e dalla banalità dei soliti riti.

Giorgio va via sicuramente da Uomo e da professionista appagato, tra una folla silenziosa di amici che hanno saputo apprezzare la sua autorevolezza, i suoi valori di giustizia e quella sua ribellione che l’ha sempre reso gradevolmente incontrollabile, imprevedibile e giusto.

Era uno spirito libero di cui la nostra società, oggi più che mai, avrebbe avuto ancora bisogno, a partire dai più fragili, più umili, dai più sofferenti a cui lui era legato non solo idealmente e culturalmente, ma anche concretamente.

Voglio ricordarlo nelle nostre battaglie per la giustizia sociale, in difesa dell’ambiente, della salute e della bellezza della nostra città.

Caro Giorgio, ci mancherai.

Claudia Zuncheddu

 

 

Uranio Impoverito: la strana metamorfosi dello Stato "da carnefice a parte offesa"

A proposito di VITTIME dell’URANIO IMPOVERITO, Sardigna Libera condivide e pubblica la presa di posizione del Comitato Gettiamo le Basi sul caso Marco Diana e Salvatore Pilloni. Non dimentichiamo i nostri morti di Stato e non abbandoniamo gli ammalati che continuano a lottare e chiedere giustizia non solo per se stessi ma per fermare gli abusi e i soprusi militari in Sardegna, oltre che nel resto del mondo. Non permettiamo che le loro voci vengano zittite da volgari calunnie e minacce inaudite. La nostra solidarietà a Marco Diana, a Salvatore Pilloni, alla famiglia di Valery Melis e a tutte le nostre famiglie che dopo il danno devono anche subire le beffe.

Claudia Zuncheddu  

 

Il 14 agosto Mariella Cao di Gettiamo le Basi, a seguito di una campagna di denigrazione, di offese e di accuse di reato contro Marco Diana e Salvatore Pilloni scrive:

-Marco Diana, ex maresciallo dell'Esercito colpito dalla “Sindrome Golfo-Balcani”, accusato di truffa e vilipendio allo Stato dai carabinieri della polizia militare.

La vicenda di Marco Diana pare un arrangiamento del copione usato (con insuccesso!) contro Salvatore Pilloni, padre di un militare colpito, anche lui, dalla Sindrome Golfo Balcani.  

Entrambi, Marco Diana e Salvatore Pilloni, hanno denunciato pubblicamente, con fermezza e continuità la connessione patologie-veleni di guerra, da oltre un decennio sono una spina nel fianco dei poteri forti ostinati a negare l’evidenza della strage e ad eludere le loro responsabilità. Due casi di “truffatori”, rapportati al ridottissimo numero di militari e famiglie di militari che hanno avuto il coraggio di esporsi in prima persona e hanno avuto la forza di non farsi tacitare, sembrano un po' troppi

Non dimentichiamo gli attacchi dei vertici militari - verbali, anche in diretta TV- alla famiglia Melis accusata di strumentalizzare allo scopo di “succhiare soldi all’Esercito” la morte del figlio Valery, diventato in Sardegna il simbolo della lotta contro le armi all’uranio.

Non dimentichiamo neanche i tentativi di screditare la madre del caporalmaggiore Salvatore Vacca attribuendo a vaneggiamenti, prodotti dal dolore per la morte del figlio ucciso dalla leucemia, l’ostinazione a indicare l’agente killer: l’uranio usato nei teatri di guerra dei Balcani.

Auguriamo a Marco di uscire a testa alta dalle accuse infamanti così come è avvenuto nei casi citati: Salvatore Pilloni, assolto; condanna del ministero della Difesa per la morte dei militari Salvatore Vacca e Valery.

Comitato Gettiamo le Basi tel 3467059885

Referendum costituzionale: «Solo confusione e opportunismo»

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Unione Sarda 12/08/2016: Claudia Zuncheddu, Sardigna Libera

«Solo confusione e opportunismo»

«Una riforma costituzionale, nata con l'appoggio di maggioranze opportunistiche è confusa e ritarderà i processi legislativi». La bocciatura alla riscrittura della Costituzione arriva da Claudia Zuncheddu, indipendentista ed esponente del movimento Sardigna libera.
Cosa spinge a sostenere il No?
«Per contrastare la deriva autoritaria dello Stato che accentra il potere a Roma condannando la Sardegna a un'ulteriore perdita di sovranità».
Sempre in guerra con il governo?
«L'unica arma per noi sardi per far valere i nostri diritti è quella del voto e del consenso democratico nella costruzione di un percorso di autodeterminazione, di indipendenza e benessere per il nostro popolo. Questa confusa e demagogica riforma è un problema che coinvolge anche noi sardi, i movimenti autonomisti, identitari, indipendentisti e le nostre aspettative politiche».
Sardegna penalizzata?
«La riforma del Senato è una ridicola farsa che priva di una parte di rappresentanza i sardi. Non essendo basata su un reale Senato federale regionale, la Sardegna non conta quanto la Lombardia e le altre regioni più popolate». 
Il referendum propositivo è sufficiente per garantire agli elettori la partecipazione politica?
«Aumenta il numero da 500 mila a 800 mila, ma se non si garantisce a tutti un accesso per la convalida è pura demagogia».
Stessa questione per le quote rosa costituzionalizzate?
«Può essere la solita farsa. Si continua a girare attorno all'articolo 51 della Costituzione italiana che, come il nostro Statuto speciale di autonomia, contempla pari diritti di rappresentanza fra uomini e donne, anziché applicarli».
Può essere, però, un segnale importante.
«Il percorso verso la parità di genere nelle sedi decisionali è lungo e complesso. Le donne sono attive fuori dai partiti politici e a esse è precluso l'accesso nelle istituzioni, mentre le poche che ne fanno parte rispondono a logiche di partito. Le donne controllabili non possono essere portatrici di innovazione di genere nelle istituzioni. Qualsiasi legge che agevoli il processo di ingresso nelle istituzioni delle donne comunque rappresenta un passo avanti nel processo di liberazione di genere e di emancipazione dalla società strettamente controllata dal potere maschilista».
L'elezione dei giudici della Corte Costituzionale divisa tra Camera e Senato, serve a equilibrare i due rami del Parlamento?
«Assolutamente no. Il Senato avrà componenti nominati e controllati dai partiti e dunque non è garantito un sistema di equilibrio. Questa cosa influirà anche nel “controllo” dei giudici della Corte Costituzionale

L'Unione Sarda - Botta e risposta sulla vendita del sangue dei sardi all'asta londinese

 

 

 

- “NEL DNA DEI SARDI IL NO AI LOSCHI AFFARI” di Claudia Zuncheddu - L’Unione Sarda 26/07 p. 8

-“Svendita? LA BIOBANCA IN SALVO” di Renato Macciotta - L’Unione sarda 31/07 p. 9

-“SHARDNA, I DUBBI SUL SENSO DELLA VENDITA“ Replica di C. Zuncheddu – L’U.Sarda 03/08 p. 9

Ritengo che ai quesiti politici, posti nel mio articolo del 26 (precedente post) si dovrebbero dare risposte politiche. Strano a dirsi, chi tenta di farlo al posto della Politica è il Curatore fallimentare della SharDna. Una risposta fuori tema (L’Unione Sarda del 31/07).  Resta irrisolto il problema politico, il perché la Regione Autonoma della Sardegna abbia permesso la commercializzazione di un patrimonio genetico della sua gente e che una società, ufficialmente londinese,  se lo  accaparrasse al costo di un  garage.

Così come resta irrisolto il problema etico che potrebbe sfumare in altre competenze.

REPLICA al curatore fallimentare

“SHARDNA, I DUBBI SUL SENSO DELLA VENDITA“ di C. Zuncheddu – L’Unione Sarda 03/08 Pag. 9

A proposito di “Svendita? La biobanca in salvo” - L’Unione sarda domenica 31 luglio – pag. 9

Alle mie considerazioni sul piano etico e politico, sulla “svendita” all’asta londinese dei 13000 campioni di sangue ogliastrino mi sarei aspettata una risposta politica ed un’assunzione di responsabilità da parte di chi è deputato a tutelare gli interessi dei sardi e non una presa di posizione, seppur utile per capire l’iter del fallimento della società SharDna, da parte del curatore fallimentare.

Che “la vendita sia stata effettuata secondo i criteri di competitività prescritti dalla legge fallimentare con pubblicità sulla stampa” non ho dubbi, né quest’aspetto è al centro delle mie considerazioni e credo dell’interesse dei sardi. E’ anche comprensibile che la Tiziana Life Science, unica concorrente, si sia accaparrata il nostro patrimonio genetico. Certo è che di fronte al noto giro d’affari plurimilionario, la vendita all’asta per 285 mila euro, per i comuni mortali è da considerarsi una “svendita”.      

Ciò che interessa conoscere non è la modalità di vendita ma le ragioni della vendita. Perché il patrimonio genetico dei sardi dev’essere messo all’asta? Il sangue offerto da volontari per una ricerca scientifica mirata e in loco, può essere, a loro insaputa monetizzato e venduto per scopi sconosciuti a chicchessia?

Mentre la società può essere giustamente venduta, altro discorso è il commercio del sangue dei donatori che non può essere né venduto né commercializzato per alcun fine, esattamente come gli organi umani e i suoi derivati.

Claudia Zuncheddu

Sardigna Libera

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