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Accelera la privatizzazione della Sanità pubblica in Sardegna

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IL “NO” DEI TERRITORI AL “RIORDINO DELLA RETE OSPEDALIERA SARDA” DI PIGLIARU

Il Manifesto Sardo

Il numero 222  - 16 settembre 2016

In queste ultime settimane nel Governo Pigliaru è cresciuto il ritmo delle danze per le poltrone, à la belle étoile, senza veli né inibizioni perpetuando il sacco della cosa pubblica. Non è certamente un bello spettacolo né per i sardi né per la stessa classe politica Presidente!

Consiglieri di maggioranza che di fronte alla spartizione del potere chiedono maggiore dignità per i loro partiti, così dichiarano alla stampa, ormai lontani dalla consapevolezza che nella Massima Assemblea dei sardi, la dignità e gli interessi da difendere sono ben altri di quelli dei loro partiti e personali.  Nel gioco delle correnti e degli appetiti interni a questa maggioranza, c’è chi arriva persino ad una sorta di autodenuncia, Giunta e Pigliaru definiti  balbettanti e intimoriti dall’incredibile diktat di alcune correnti del PD e di altri partiti e partitini del centro sinistra, ansiosi di inaugurare una nuova stagione di spartizione del potere” (deputato sardo del PD - L’Unione sarda 14/09/2016). Tutto ciò mentre i sardi piegati dalla crisi economica e sociale subiscono anche i tagli dei diritti inalienabili all’istruzione e alla sanità pubblica. Tagli voluti da un governo che ha al suo interno forze politiche di centro sinistra, di sinistra, comuniste, sovraniste e persino indipendentiste, così si dichiarano.

Nei territori cresce il fermento. E’ sul piede di guerra anche la Rete Sarda-Difesa Sanità Pubblica, costituita da numerosi comitati dell’Isola. E’ recente l’assemblea dove rappresentanti sindacali, sindaci, numerose associazioni e comitati dei vari territori, si sono confrontati per fare il punto della situazione sanitaria e per definire le strategie in difesa dei propri ospedali e del diritto all’assistenza sanitaria pubblica.  E’ palese che con la proposta sul Riordino della rete ospedaliera, la Giunta Pigliaru, attraverso ambigui ridimensionamenti intende privatizzare il Sistema Sanitario Pubblico. Un disegno cinico contro i sardi prima espoliati delle proprie risorse e poi privati dei diritti primari.

Il caldo estivo non ha fermato l’ondata di incontri ed assemblee popolari nei territori, da Isili ad Alghero, da Seulo a Villanovatulo, da Muravera ancora a Isili, a Sorgono, al Sulcis, etc etc. per fermare le decisioni scellerate di una classe politica che, in nome del risanamento di buchi di Bilancio, taglia il diritto alla salute dei cittadini, come se fossero loro i responsabili del crescente deficit. Il Professore Pigliaru, esperto in conti, sa bene che la fonte degli sperperi è all’interno degli Assessorati, degli Enti, delle Agenzie regionali, degli apparati politici e nei loro giochi di spartizione: punti nevralgici che presidente, assessori e partiti che governano, non intendono affrontare e risolvere, perché da questi dipende la conservazione del potere finanziario e politico. Ne è un esempio la vicenda rimandata di settimana in settimana della nomina del Super-manager della Asl Unica. Tema di vitale importanza per una classe politica che ha disatteso i propri impegni e tradito le aspettative dei sardi per essere funzionale a poteri estranei.    

Mentre gli ospedali dei nostri territori sono destinati ad essere declassati e chiusi, destino che non risparmia neppure gli ospedali cagliaritani anch’essi al collasso, il Presidente Pigliaru con la sua Giunta di professori, come rimedio a tutti i mali della Sanità, inventa la ASL Unica, una grande mangiatoia con sede a Sassari e centri amministrativi da decentrare in certi territori dell’Isola, come nuovi feudi di politici legati ora a questo ora a quel partito. 

E’ così che territori che perdono l’ospedale pubblico potrebbero avere in cambio un centro burocratico per onorare gli accordi tra politici conniventi. Mentre i moderni feudi si affacciano all’orizzonte della Sanità sarda, si allontanano sempre più i diritti delle nostre collettività. Lo denunciano le stesse pagine della stampa, quotidianamente occupate dai conflitti interni ai partiti ed ai loro schieramenti. Molto si è scritto sui malumori attorno alla Asl Unica, qualcuno ne avrebbe voluto due, altri tre. Numeri di centri di potere dove alimentare il proprio clientelismo.

Ma a proposito di numeri, mai nessuna voce si è levata per porre il problema su quanti siano i sardiche già rinunciano alle cure perché non possono permettersele. Quali siano le aspettative di vita di un popolo sempre più impoverito e privato del legittimo diritto all’assistenza pubblica qualificata.

La proposta della Giunta Pigliaru sul Riordino della rete ospedaliera sarda, in attesa del momento favorevole per essere votata in Aula, è da respingere con fermezza, così come la proposta di singoli consiglieri che impauriti dalla perdita di consenso elettorale, vorrebbero demagogicamente combinare insieme ai comitati qualche emendamento alla proposta di legge. Una beffa, un inganno. La proposta non è né emendabile né presentabile.

La Rete Sarda-Difesa Sanità Pubblica con comitati ed associazioni espressione dei territori, in prima linea sindacati ed amministratori locali che non rispondono a nessun ordine di scuderia, chiedono che la Proposta Pigliaru-Arru, sul Riordino della Rete ospedaliera sarda non venga presentata in Aula, benché non da oggi, la dismissione dei nostri ospedali pubblici sia in corso dai territori più disagiati a Cagliari.

I processi di dismissione non sono sempre lenti, subdoli e formalmente civili, talvolta possono avvenire anche a colpi di piccone. Le immagini del San Giuseppe che girano nel Web, hanno fatto dell’ospedale di Isili il simbolo del vandalismo istituzionale. Alle criticità espresse dalle cittadinanze che fanno capo all’ospedale, sull’inopportunità di declassare la chirurgia da H24 a chirurgia programmata, le due sale operatorie al servizio del Sarcidano e della Barbagia di Seulo, con l’alibi di un intervento sull’impianto di condizionamento, sono state distrutte. Muri abbattuti, porte comprese di cornici divelte, lavandini scardinati, costosi carrelli chirurgici di ottimo acciaio inox sommersi di macerie, è il desolante spettacolo su ciò che è rimasto della Chirurgia al servizio del vasto territorio. Eppure chi di dovere non ha badato a spese, forse per distrazione, forse per amore, naturalmente per il San Giuseppe, ha continuato a mandare in trasferta da Cagliari un anestesista a 700 euro a turno. Ma le logiche perdono di universalità. Al San Marcellino di Muravera invece, in tempi brevi si stanziano 5 milioni di fondi pubblici sul decoro dell’ospedale per poi annunciarne il declassamento, preludio di chiusura. La schizofrenia non è solo una malattia psichiatrica ma sempre più spesso si riscontra nelle scelte della Classe politica. 

A chi governa la Sardegna si chiede di interpretare al meglio la volontà popolare. I sardi necessitano di una nuova Riforma studiata e concertata insieme ai sindaci liberi, ai comitati ed ai territori, in modo tale che le scelte tese a razionalizzare la spesa pubblica, migliorando e potenziando gli ospedali territoriali, sia una reale espressione delle esigenze delle collettività locali.

La Giunta Pigliaru chiude gli ospedali pubblici sardi e apre con le nostre casse ospedali privati, magari quello del Qatar a Olbia. Per analogia politica, è come il noto fiorentino che da Roma tranquillizza gli italiani: state sereni, mentre privatizza la sanità pubblica e gli ospedali li costruisce davvero, in Libia, ospedali militari al servizio della guerra.

Claudia Zuncheddu

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Burcei, non è colpa degli stranieri

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L'Unione Sarda 12/09/2016 di Claudia Zuncheddu

Che Burcei, un piccolo paese di montagna distante dalla città più per l’isolamento che per i chilometri, finisca al centro delle cronache per episodi di stampo razzista turba innanzitutto chi il paese non solo lo conosce ma vi affonda le proprie radici, come nel mio caso.

La nostra comunità da troppo tempo discriminata e dimenticata, oggi subisce una visibilità che mai avrebbe voluto, quella della sua umiliazione. Ma Burcei non è il branco del sabato mattina. La nostra collettività impaurita oggi ha un problema in più, quello della sicurezza.

Il disagio sociale è terreno fertile per le guerre tra poveri e con il degrado culturale si agevolano i fenomeni di violenza di branco e di razzismo. Individuare nel migrante indifeso e nel colore della pelle il bersaglio privilegiato su cui scaricare le proprie frustrazioni esistenziali e le proprie miserie è solo un modo per sentirsi vivi.

I mali del vivere a Burcei sono la disoccupazione, la dispersione scolastica, l’abbandono dell’economia agropastorale di sussistenza e la disperazione che ne consegue. Le stesse amministrazioni locali da tempo non rispondono ai problemi immediati dei cittadini perché prive di una strategia e di una prospettiva di rinascita economica e sociale.

Ma di tutto ciò, i migranti fra l’altro mai arrivati, che responsabilità possono avere?

La prova di forza del branco, di stampo razzista, è di fatto un atto di debolezza, una vergogna che ricade ingiustamente sull’intera comunità.

Chi ha voluto il nostro disastro sociale ed economico, paradossalmente, viene ossequiato e sublimato. Basta una promessa per il proprio sogno di benessere. E’ una questione di sudditanza culturale e di auto-razzismo.

Sul dramma dei migranti, prima delle false politiche di accoglienza e di solidarietà in Europa, l’unica soluzione è nella volontà degli Stati dell’Occidente e Mediorientali di smettere di alimentare le guerre di dominio nei Paesi altrui. Sinché ciò non avverrà il diritto alla fuga dei popoli dev’essere garantito. 

Giorgio Pisano ci ha lasciato

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Sabato 20 agosto, di buon’ora Giorgio Pisano ha intrapreso il suo ultimo viaggio lasciandoci di stucco. Un viaggio intimo, sublime e silenzioso, che consapevolmente Giorgio ha voluto immaginare lontano dai rumori e dalla banalità dei soliti riti.

Giorgio va via sicuramente da Uomo e da professionista appagato, tra una folla silenziosa di amici che hanno saputo apprezzare la sua autorevolezza, i suoi valori di giustizia e quella sua ribellione che l’ha sempre reso gradevolmente incontrollabile, imprevedibile e giusto.

Era uno spirito libero di cui la nostra società, oggi più che mai, avrebbe avuto ancora bisogno, a partire dai più fragili, più umili, dai più sofferenti a cui lui era legato non solo idealmente e culturalmente, ma anche concretamente.

Voglio ricordarlo nelle nostre battaglie per la giustizia sociale, in difesa dell’ambiente, della salute e della bellezza della nostra città.

Caro Giorgio, ci mancherai.

Claudia Zuncheddu

 

 

Uranio Impoverito: la strana metamorfosi dello Stato "da carnefice a parte offesa"

A proposito di VITTIME dell’URANIO IMPOVERITO, Sardigna Libera condivide e pubblica la presa di posizione del Comitato Gettiamo le Basi sul caso Marco Diana e Salvatore Pilloni. Non dimentichiamo i nostri morti di Stato e non abbandoniamo gli ammalati che continuano a lottare e chiedere giustizia non solo per se stessi ma per fermare gli abusi e i soprusi militari in Sardegna, oltre che nel resto del mondo. Non permettiamo che le loro voci vengano zittite da volgari calunnie e minacce inaudite. La nostra solidarietà a Marco Diana, a Salvatore Pilloni, alla famiglia di Valery Melis e a tutte le nostre famiglie che dopo il danno devono anche subire le beffe.

Claudia Zuncheddu  

 

Il 14 agosto Mariella Cao di Gettiamo le Basi, a seguito di una campagna di denigrazione, di offese e di accuse di reato contro Marco Diana e Salvatore Pilloni scrive:

-Marco Diana, ex maresciallo dell'Esercito colpito dalla “Sindrome Golfo-Balcani”, accusato di truffa e vilipendio allo Stato dai carabinieri della polizia militare.

La vicenda di Marco Diana pare un arrangiamento del copione usato (con insuccesso!) contro Salvatore Pilloni, padre di un militare colpito, anche lui, dalla Sindrome Golfo Balcani.  

Entrambi, Marco Diana e Salvatore Pilloni, hanno denunciato pubblicamente, con fermezza e continuità la connessione patologie-veleni di guerra, da oltre un decennio sono una spina nel fianco dei poteri forti ostinati a negare l’evidenza della strage e ad eludere le loro responsabilità. Due casi di “truffatori”, rapportati al ridottissimo numero di militari e famiglie di militari che hanno avuto il coraggio di esporsi in prima persona e hanno avuto la forza di non farsi tacitare, sembrano un po' troppi

Non dimentichiamo gli attacchi dei vertici militari - verbali, anche in diretta TV- alla famiglia Melis accusata di strumentalizzare allo scopo di “succhiare soldi all’Esercito” la morte del figlio Valery, diventato in Sardegna il simbolo della lotta contro le armi all’uranio.

Non dimentichiamo neanche i tentativi di screditare la madre del caporalmaggiore Salvatore Vacca attribuendo a vaneggiamenti, prodotti dal dolore per la morte del figlio ucciso dalla leucemia, l’ostinazione a indicare l’agente killer: l’uranio usato nei teatri di guerra dei Balcani.

Auguriamo a Marco di uscire a testa alta dalle accuse infamanti così come è avvenuto nei casi citati: Salvatore Pilloni, assolto; condanna del ministero della Difesa per la morte dei militari Salvatore Vacca e Valery.

Comitato Gettiamo le Basi tel 3467059885

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