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Frantziscu Masala, per tutti noi Cicitu, oggi avrebbe compiuto 101 anni

 

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Babbu Mannu, oggi vorremo dirti che le tue Idee godono di ottima salute e che vivono dentro di noi e nelle nostre lotte. Le tue preoccupazioni lungimiranti su cui alzavi con severità la voce e che un mondo politico sordo e cieco non volle cogliere, oggi sono drammaticamente oggetto delle nostre battaglie.

Mentre il tuo Pensiero poliedrico tracciava l’orientamento culturale, linguistico, storico per il popolo sardo, il disastro economico e ambientale che intravedevi nell’importazione ed imposizione di quei maledetti nuovi modelli di sviluppo, a partire dal Petrolchimico, è rimasto il tuo tormento e oggi la nostra condanna.  

E’ da quelle tue intuizioni, che noi continuiamo il cammino di liberazione.

Claudia Zuncheddu - SardignaLibera   

 

Sito Unico scorie nucleari in Sardegna? Anche Obama gettò la spugna

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Articolo di Claudia Zuncheddu pubblicato su "Il Manifesto Sardo" il 16-9-2017

Le scorie nucleari impossibili da smaltire, in tanti continuano a produrle e nessuno le vuole in casa. La Germania tentò una soluzione ma i fusti metallici perfettamente sigillati ed alloccati nelle viscere della terra, non tardarono ad erodersi con la fuoriuscita di sostanze radioattive tanto da renderne impossibile il recupero.

Gli Stati Uniti, per le scorie prodotte dalle oltre 100 centrali nucleari americane, già dall’82 ambivano alla realizzazione di un sito unico per lo stoccaggio permanente delle scorie. Il Dipartimento dell’Energia degli USA ebbe l’incarico e per l’ambizioso progetto fu creato il Nuclear Waste Fund, la tassa che i cittadini avrebbero pagato con la bolletta elettrica.

George Bush 15 anni fa firmò lo Yucca Mountain Development Act, il progetto per la creazione del sito lungo 80 Km ad una profondità di 300 Km, per lo stoccaggio di scorie che avrebbero conservato la radioattività per decine di migliaia di anni. Scelsero una zona desertica già compromessa da sperimentazioni nucleari, idearono contenitori in lega di acciaio e titanio per prevenire eventuali infiltrazioni di umidità, i geologi parlavano di almeno mezzo milione di anni prima che quella montagna potesse subire scombussolamenti.

Quale migliore occasione? Si, ma solo apparente. Non esiste alcuna sede sicura nel pianeta e per questo è superfluo e fuorviante soffermarsi sul concetto di compatibilità ed incompatibilità della Sardegna ad accogliere il sito.

Per la Comunità scientifica non esistono soluzioni sicure per quelle scorie la cui radioattività non è controllabile. Dopo tanti tentativi, fu il presidente Obama a gettare la spugna bloccando i fondi per bloccare il progetto dello Yucca Mountain.

Dal No di Obama al sito radioattivo nei deserti americani al No dei sardi al sito unico delle scorie (italiane) in Sardegna.

La scienza indipendente e l’esperienza tedesca ed americana insegnano che non c’è sicurezza che tenga, ancor meno nei fragili equilibri della nostra Terra. La forte militarizzazione dei territori, la bassa concentrazione demografica con 1.560.000 abitanti (contro i 1500 di un centro abitato ad una cinquantina di Km dallo Yucca Mountain), le valutazioni superficiali sulla stabilità geologica, non sono da considerarsi elementi favorevoli all’installazione del mostro radioattivo in Sardegna. Il problema reale è politico.

Se per lo Yucca Mountain, apparentemente sede perfetta per un sito radioattivo, con finanziamenti di portata inimmaginabile per l’installazione e la messa in sicurezza del sito, si è arrivati alla conclusione che non esistono deserti né siti geologicamente stabili per stoccare scorie radioattive, noi sardi ci chiediamo: perché l’Italia ha ipotizzato che l’Isola di Sardegna possa essere luogo sicuro?

  1. problema politico, risposta politica: la Sardegna non è il deserto dell’Italia oltre il mare, lontana dagli occhi e dal cuore dei suoi governi. E’ una terra abitata da millenni da un popolo che ha il diritto naturale di decidere in casa propria ed i sardi al 97% hanno espresso la netta contrarietà con il referendum consultivo del 2011.

La Sardegna è bersaglio di nuove scelte antipopolari. Sarà per le coincidenze astrali se a metà settembre avrebbero dovuto coincidere decisioni importanti che necessitavano della distrazione di massa  per far passare in modo indolore ed inosservato la Legge Urbanistica, per il ritorno al far west per il cemento nei nostri territori (Legge bocciata a Roma), sia il Piano di riordino della rete ospedaliera sarda, che decreta la fine del Sistema Sanitario pubblico, Legge ispirata e voluta da Roma, rinviata in Consiglio Regionale a fine mese.

Visto che il riaffacciarsi del mostro radioattivo è un problema politico, non resta che interrogare la nostra classe dirigente:

Il Presidente Pigliaru e la sua Giunta hanno risposto al Governo italiano? Se SI che cosa si sono detti? Hanno presentato le osservazione di incompatibilità entro i termini? Hanno ribadito la legittimità del Referendum Consultivo e l’intenzione del popolo sardo ad opporsi con tutte le sue forze non solo all’installazione del sito radioattivo, ma perché la Sardegna esca una volta per tutte dai pensieri perversi della politica romana? Hanno detto che nella Terra sarda non c’è spazio per nessun sito nucleare?

Il problema del Sito unico delle scorie nucleari, che si tratti di una minaccia reale o di oggetto di distrazione di massa, rendere pubbliche le interlocuzioni tra Regione Sardegna ed il Governo italiano è un atto dovuto ai sardi ed un sano esercizio di democrazia.

 

Sardegnanews: Sito Unico scorie nucleari in Sardegna? Anche Obama gettò la spugna

 

NOnucle-NOscorie. Cronache da sotto il Palazzo del Consiglio.

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Martedì 12 settembre. Il Comitato NOnucle-NOscorie, ha indetto un sit-in sotto il Palazzo del Consiglio della Regione c.d. Autonoma. La gente arriva, la stampa sarda pure, si alternano gli interventi per ribadire che i sardi hanno già detto NO al sito unico delle scorie nucleari in Sardegna.

E’ il solito copione che ripetiamo, sempre attenti a non retrocedere in questa lotta sfiancante. Arriva persino il Presidente del Consiglio Ganau, scortato o che scorta, l’assessora all’Ambiente Spano. Ci raccontano che anche loro dicono NO e che devono ancora completare le osservazioni, la cui scadenza è prevista per domani 13 settembre. Sconcertante il lungo silenzio e le difficoltà nel partorire le osservazioni  a poche ore dai termini previsti per la presentazione.

Il problema delle osservazioni sull’inadeguatezza della Sardegna ad ospitare il mostro radioattivo, lo riteniamo comunque solo formale. Il problema non è di adeguatezza o inadeguatezza. Ciò che conta è che si imponga il rispetto della decisione del Popolo che vive da sempre in questa Terra.

Ganau e Spanoi? Deboli e poco credibili. Sono la somma del disorientamento del Consiglio e della spregiudicatezza della Giunta.

Il Consiglio sulla minaccia del deposito unico delle scorie nucleari che fa? Boh! Niente. E’ caduto nell’oblio…

Ma ciò non deve sorprendere. Il Consiglio Regionale si è auto-delegittimato. Non da oggi ha abdicato a favore di altri poteri. Purtroppo produce esorbitanti danni da dipendenza. Alza e abbassa la mano cercando di obbedire nel migliore dei modi agli ordini. Sempre pronto a dire tutto ed il contrario di tutto.

E visto che in questo periodo si parla tanto di Sanità, proteggiti lo stomaco prima di leggere le notizie sulla stampa… notizie purtroppo fedeli.

Alta la guardia!

Claudia Zuncheddu

Lettera aperta agli Ordini dei Medici della Sardegna

Papyrus text fragment of Hippocratic oath. Wellcome L0005847EA

Lettera aperta agli Ordini dei Medici della Sardegna

 

Illustri colleghi

Il palese smantellamento della Sanità pubblica in Sardegna richiede ai medici e ai nostri Ordini professionali una netta presa di posizione.

La crisi in corso preannuncia la retrocessione del sistema sanitario di 40 anni. La Legge 833 del 1978, grande conquista di civiltà dello scorso secolo, ha fatto sì che sul diritto alla salute si superassero le discriminazioni sociali, che l’assistenza sanitaria fosse per tutti uguale e gratuita. Quella Legge che ha tutelato tutti a partire dai più fragili, oggi si disgrega per volontà politica. La deontologia ci impone di pronunciarci tutti per garantire un diritto costituzionale acquisito. 

Il Decreto Lorenzin sull’appropriatezza prescrittiva ha tagliato la prevenzione, quindi i controlli diagnostici e la possibilità di formulare diagnosi precoci con l’aumento futuro dei costi in termini di salute e di risorse economiche.  Ha limitato la libertà professionale dei medici sotto minaccia di sanzioni pecuniarie. Il tutto per trasformarli in contabili dello Stato in attesa della consegna del nostro Sistema sanitario pubblico nelle mani delle assicurazioni, delle lobby private della Sanità che celano grandi interessi e connivenze politiche.

A Roma come a Cagliari soffiano venti di guerra contro l’assistenza primaria e gli ospedali territoriali, senza sconti per le città.

L’imminente votazione in Consiglio del Piano di riordino della rete ospedaliera sarda e l’Ats sono i frutti avvelenati della Asl Unica voluta a Sassari. Di fronte alle forti reazioni di sindacati, enti locali e comitati territoriali, gli stessi politici autori del disastro prendono distanze dalle loro responsabilità. Ma i sardi attendono il loro voto in Aula.    

Noi auspichiamo una riorganizzazione del sistema ospedaliero, con investimenti tecnologici, valorizzazione delle risorse umane e professionali, con uno scambio continuo di esperienze dai grandi ospedali alle periferie e viceversa, in modo tale da omologare ai livelli più alti professionalità e competenze. Sosteniamo la razionalizzazione dei costi senza accorpare e chiudere gli ospedali ma migliorandoli e tagliando laddove in sanità si sperpera davvero.  

La soppressione di ospedali disorienterà ancor più le nostre cittadinanze già vessate dai ticket spesso insopportabili e dalle liste d’attesa che dicono a chiare lettere che per non morire, bisogna avere i soldi. Noi non possiamo permettere che la Sanità torni ad essere un privilegio di rango sociale ed economico.

Claudia Zuncheddu - portavoce Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica

 

linkoristano: Sanità e riforme: Zuncheddu invita i medici alla mobilitazione

CagliariPad: Sanità Pubblica, Movimento Sardigna Libera chiede a Ordini professionali una presa di posizione "Il palese smantellamento della Sanità pubblica in Sardegna richiede ai medici e ai nostri Ordini professionali una netta presa di posizione"

sardegnanews: Sanità e riforme: Zuncheddu invita i medici alla mobilitazione

Cagliari Online: Sanità: ora Zuncheddu chiede ai medici di mobilitarsi "Noi non possiamo permettere che la Sanità torni ad essere un privilegio di rango sociale ed economico"

Unione Sarda 13-9-17 

lettera ordine medici

 

La Nuova Sardegna 23-9-2017

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