ClaudiaZuncheddu.net

ci ha lasciato Vincenzo Migaleddu

E' con sgomento che apprendiamo la notizia. Siamo increduli.

A Vincenzo, la voce scientifica sarda più autorevole in materia di salute ambientale, ciascuno di noi e la nostra Terra deve tanto, ma ciò che resta ancora da fare è talmente importante che la Sardegna non può perderti.

E' difficile Bissenti darti l'addio. Su questa notizia vorrei dormirci sopra, in attesa del risveglio tra alcune ore, per poter dire che è stato solo un brutto sogno, un incubo. Buonanotte Bissenti.

Claudia 

Fenomeni Migratori e Attuali Scenari Psicosociali

corso

La I.E.F.CO.S.T.RE. (Istituto Europeo di Formazione,Consulenza Sistemica e Terapia Relazionale) e iIl GUS – Gruppo Umana Solidarietà “Guido Puletti” Con il patrocinio gratuito dell’Ordine degli Psicologi Regione Sardegna, presentano "Fenomeni Migratori e Attuali Scenari Psicosociali", il Corso di Primo Livello per la presa in carico e l'intervento psicologico, sanitario e sociale con cittadini stranieri, migranti, richiedenti asilo politico e rifugiati.

Teoria e pratica dell’Intervento clinico-medico dal primo screening alla presa in carico sanitaria (Dott.ssa Claudia Zuncheddu, Medico di Medicina Generale per i beneficiari GUS)

“Carlo Felice e i tiranni sabaudi” di F. Casula a Burcei.

17796028 1647715348871581 4653856412711437394 n


Riscrivere la storia sarda dalla parte di chi ha subito le dominazioni coloniali è un dovere morale e storico dovuto al Popolo sardo.


Sardigna Libera ringrazia “Il Nostro Bar” di Burcei per la straordinaria ospitalità in occasione della presentazione del libro di Francesco Casula “Carlo Felice e i tiranni sabaudi”, ed auspica che “Il Nostro Bar” continui nel suo porsi come luogo di aggregazione di giovani e di spazio culturale. E’ stato un onore, per me, concorrere alla presentazione di questo libro di storia autentica, nel luogo delle mie radici: Burcei. 
Francesco Casula, a cui mi lega un’amicizia da vecchia data, è tra i massimi intellettuali sardi, scrittore e storico, che ha dedicato e continua a dedicare parte della sua vita a riscrivere la nostra storia, in antitesi a quella scritta dai vincitori italiani, una storia faziosa e spesso falsa. Questo storico, in tutte le sue opere, ribadisce la necessità che il popolo sardo si riappropri della sua lingua e della sua storia.

 

Come in tutti i processi di colonizzazione nel mondo, anche a noi sardi hanno seppellito la nostra storia e hanno tagliato la nostra lingua sostituendola con la lingua del dominatore. Tutto ciò per farci dimenticare chi siamo e da dove veniamo. La perdita della memoria storica e della propria identità, rende i popoli più fragili e più controllabili. Da qui la necessità che la storia sarda venga riscritta e riacquisita, in primis, dalle nostre giovani generazioni, come motore propulsivo per il proprio futuro. 

 

Noi sardi non possiamo più accettare che la nostra storia non venga studiata nelle scuole di ogni ordine e grado, dalla civiltà pre-nuragica, così peculiare dei sardi, a quella della lunga era delle dominazioni coloniali. Queste “privazioni” sono servite allo Stato italiano per indebolirci e renderci più dominabili, per farci sentire italiani di serie z. Ma noi, con le nostre diversità culturali e storiche non possiamo essere italiani né imperfetti né perfetti. Noi siamo diversi, siamo sardi.

 

A proposito del dibattito in corso su “Carlo Felice e i tiranni sabaudi” di Casula, non è più sopportabile che le migliori piazze e le più belle strade dei nostri centri urbani, vengano intestate ai nostri carnefici, che la statua di Carlo Felice domini dalla Piazza Yenne tra la città medievale di Cagliari e il mare. Carlo Felice si vantava di aver impiccato più sardi in un anno che i vice-re degli ultimi 10 anni. Sicuramente l’autore del libro saprà dirci il numero e i nomi degli impiccati, che più che banditi erano patrioti e sardi resistenti all’omologazione e a divenire servi. Chi era Carlo Felice, chi erano i Savoia, ce lo racconta in modo meticoloso Francesco Casula nel suo libro.
Ritengo importante, come questo nostro storico scrive, riprendere il discorso sul colonialismo e sul concetto di “Sardegna colonia d’Italia”, ed oggi c’è pure da aggiungere, “colonia anche delle Multinazionali”. 

 

Molti intellettuali sardi anche di ultima generazione (la mia), particolarmente legati all’ideologia della sinistra, tendono a non usare il termine “colonia”, per quanto concerne la Sardegna. Di fronte a fatti storici smaccatamente di stampo coloniale, di rapina economica e bellica, tendono a ribadire che non si può parlare di colonialismo, arrivando a disconoscere persino il Pensiero di un loro padre, Gerolamo Sotgiu, illustre cattedratico e storico. Sotgiu, nella sua opera Storia della Sardegna Sabauda, ribadisce con forza che tutti quei fenomeni economici, politici e culturali che hanno interessato la Sardegna sono fenomeni colonialistici.  Del resto l’intelligenza di questo storico e l’acutezza delle sue analisi non sono mai state fatte proprie dal PCI (il suo partito), poiché avrebbero dovuto mettere in discussione la natura dello Stato italiano da loro fortemente difeso tanto da rinnegare la stessa storia della nostra Isola, e bontà loro, interpretandola benevolmente come storia autonomista. 

 

Nella cultura corrente “Sardegna colonia” è la sintesi, affrettata e riduttiva del Pensiero di Antoni Simon Mossa, teorico dell’indipendentismo moderno. Simon Mossa che parlava e scriveva ben 5 lingue oltre numerosi idiomi, vantava importanti relazioni internazionali, conosceva personalmente grandi leader come ad esempio Makarios a Cipro e Ben Bella in Algeria, personaggi che negli anni 50 diedero origine alle lotte di liberazione nazionale dei loro popoli, portandoli alla vittoria negli anni 60.

 

Simon Mossa, analizzando il rapporto economico e culturale esistente tra la società sarda e quella italiana del 900, li definisce rapporti di “Sudditanza coloniale” tendenti ad eliminare la “zenia” sarda. 
E’ altrettanto interessante leggere il Pensiero di Giuseppe Mazzini e di Garibaldi, così detti padri fondatori dell’Italia ed entrambi finirono perseguitati dai Savoia (divenuti poi re d’Italia). Garibaldi esiliato a la Maddalena, pena l’arrestato qualora fosse uscito dall’isola e Mazzini muore sotto falso nome per non essere arrestato.
Secondo il loro Pensiero, la Sardegna era gravata da un dominio coloniale. Come ha riportato anche Francesco Casula nel suo libro “La Sardegna fu sempre trattata con modi indegni dal Governo sardo (dai Savoia): sistematicamente negletta, poi calunniata, bisogna dirlo altamente” (Giuseppe Mazzini).

 

Nella storia del colonialismo in Sardegna, i Savoia si annoverano fra i più criminali. Francesco Casula, nell’opera “Carlo Felice e i tiranni sabaudi” riscrive una delle più tristi e autentiche pagine di storia sarda, riportando minuziosamente le fonti bibliografiche di riferimento. 

 

Il dominio coloniale in Sardegna, passato da padrone a padrone nella nostra storia, oggi è passato da quello squisitamente italiano a quello delle multinazionali nell’era della globalizzazione mondiale. Per dircela tutta e per fare in fretta, siamo passati dagli anni 60 e 70 ad oggi dal dominio dei Moratti e dei Rovelli (con il Petrolchimico) e con i gruppi legati alle partecipate dello Stato (di cui la distruzione di Ottana ne è simbolo), dal dominio dell’Aga Khan e del così detto boom del turismo con Alisarda e Meridiana, al dominio del Qatar con Qatar air ways e Mater Olbia nella Sanità. Un nuovo dominio coloniale, che nell’era della globalizzazione delle multinazionali possiamo chiamare colonialismo 2.0.
L’opera di Francesco Casula è da proporre ai nostri giovani, alle nostre scuole e all’attenzione di tutti i sardi che voglio conoscere la vera storia della Sardegna e “risvegliare” le proprie coscienze.

 

Claudia Zuncheddu

 

17800127 1647716115538171 9154536385638223942 n

 

17799477 1647716422204807 8856956308000045427 n

 

17757293 1647716208871495 1652845196562506206 n

 

17795898 1647718432204606 5904273126183139036 n

 

17800125 1647715935538189 7478101536288891939 n

 

Un coordinamento sardo per vincere

 

orgosolo-1-665x438

Articolo di Claudia Zuncheddu pubblicato su "il Manifesto Sardo il 1-04-2017

 

 

Al Convegno di Siniscola del 25 marzo. La presentazione del libro Idea di Sardegna di Carlo Pala, è stata l’occasione per un confronto costruttivo tra i vari esponenti del mondo indipendentista sulla situazione sarda.

La crisi dei partiti in Italia e delle loro dependances in Sardegna impone ai sardi un’accelerazione di tutti quei processi di confronto e di azione politica nei territori che devono condurre all’unità delle nostre forze. La Sardegna è sempre più Terra coloniale di saccheggio e di conquista. Le scelte economiche sbagliate gestite anche dalla classe politica sarda, continuano a lasciare nei territori povertà e macerie. La distruzione della scuola e della sanità pubblica, dell’ambiente, del territorio con il suo sistema economico e sociale, la conseguente desertificazione dei territori e lo spopolamento, anche per la fuga dei nostri giovani e di antiche professionalità ed intelligenze, ci impongono una grande responsabilità: aprire un processo di unità delle forze per porre fine allo scempio.

La Politica non dà risposte alla profonda crisi economica e sociale in corso, mentre i media esibiscono lo spettacolo indegno dei giochi di potere della nostra classe politica: la guerra per bande tra partiti e tra le loro fazioni interne. Sui bisogni e le emergenze sarde prevale la politica affaristica, giochi di spartizione del potere, tra clientelismo ed ogni sorta di speculazione sulle nostre risorse. Questa è la classe politica degli inceneritori, del ritorno al carbone, della produzione di bombe, della svendita della nostra Terra, del profitto per pochi e della fame per le nostre collettività.

La guerra per gli affari genera fratture nei partiti, fratture che trovano soluzione con il riciclo dei “soliti noti” all’interno di nuove sigle politiche italiane imposte in Sardegna. E’ da combattere ogni forma di colonizzazione politica vecchia e nuova, siano essi partiti che movimenti opportunistici, telecomandati a distanza, privi di democrazia e di capacità decisionale in loco.

La crisi del potere porta alla repressione. I recenti fatti di Sassari, con l’interrogazione parlamentare di tre senatori, di cui uno sardo, con cui si sollecitano provvedimenti contro il Preside ed il Consiglio dei docenti di un liceo, colpevoli di aver portato al centro del dibattito il tema sull’occupazione militare in Sardegna, è il segno della crisi di un sistema politico che non si arrende al proprio fallimento ed invoca ancora una volta l’arma della repressione. In malafede, i senatori parlano di “separatismo”, un fenomeno inesistente in Sardegna e che in altri tempi è stato funzionale al montaggio di complotti di cui molti sardi hanno pagato alti prezzi. A noi non è concesso di sollevare la testa, ancor meno quando le politiche italiane vacillano in odore di elezioni e di rischio di perdita di potere.

In Sardegna ci sono grandi fermenti di cui l’indipendentismo organizzato ne è una parte. Comitati territoriali dei settori più diversi, il mondo culturale, delle professioni, numerosi reduci di partiti italiani, associazioni di sardi che interagiscono dall’estero, sindacati sardi, associazioni scientifiche etc., sostengono che bisogna porre fine alle politiche coloniali di devastazione e di privazione dei nostri diritti. Questo è possibile con un progetto alternativo che nasca dal coordinamento di tutte le intelligenze locali. Il mondo indipendentista ha in corso un dialogo pacifico e costruttivo, conscio della responsabilità di non essere stato in grado, sino ad oggi, di unirsi e di proporre il progetto di governo alternativo per i sardi. Così come il Psd’Az deve scegliere, una volta per tutte, con chi stare.

Un progetto politico moderno e d’avanguardia in Sardegna è possibile se sapremo mettere insieme tutte le nostre diversità, che sono una ricchezza.

Il Sovranismo nasce in Sardegna come tomba dell’indipendentismo. Un’ambiguità politica sperimentata nel XV legislatura, per contrapporsi all’Indipendentismo e potenziare fedelmente le politiche degli alleati italiani. In questi ultimi tempi i sovranisti si sono distinti tra chi ha acquisito maggiore potere nel governo della RAS, che gli consente grandi manovre, comprese quelle tese a garantire la crescita delle proprie fila e chi invece, più debole e meno competitivo, dopo aver dato tanto agli alleati italiani non gli resta che cercare in tutte le direzioni scialuppe di salvataggio. Le elezioni si avvicinano e bisogna tener conto anche di questi fenomeni. Dai dati sull’attività istituzionale, tra Giunta e Consiglio, emerge che i sovranisti sono stati tra gli artefici delle politiche più devastanti della storia della RAS. E’ con essi che si svendono le terre migliori dell’Isola, vedi SBS di Arborea a Bonifiche Ferraresi, mentre si acquisiscono inceneritori. Tossilo parla chiaro.

E’ finita l’era delle alleanze innaturali. Tutto è stato già sperimentato. Di fronte all’emergenza sociale ed economica, all’inasprirsi dei rapporti tra la RAS e i governi d’Italia, ai diktat della Finanza internazionale attraverso i governi, alla crisi del sistema dei partiti con le avvisaglie di repressioni, i sardi devono organizzarsi autonomamente per creare l’alternativa di governo al dominio delle politiche del centro destra e del centro sinistra. Un bipolarismo che ha trovato la sua sintesi nel Pensiero unico, in armonia con il sistema oligarchico italiano.

Nello scenario di ribellione a questo sistema, il mondo indipendentista e identitario è solo una delle componenti. Da qui la necessità di promuovere un vasto coordinamento nazionale sardo che accolga tutte le diversità politiche organizzate e no, individualità e tutte le espressioni di ribellione presenti nei nostri territori.

In Sardegna sono in corso numerosi momenti di dibattito e di confronto, Mesa Natzionale con cinque formazioni indipendentiste è uno di questi. Nel percorso delle lotte per i diritti dei sardi, oggi, indipendentisti e no marciano insieme.

La questione della Legge elettoraleLa società sarda a tutt’oggi non è stata dotata di uno strumento democratico che le garantisca il diritto di rappresentanza nelle sedi istituzionali. Una Legge elettorale equa e che non discrimini i sardi è indispensabile. Chi governa, non ha onorato la promessa fatta in campagna elettorale, secondo cui, questa sarebbe dovuta essere la priorità. E’ consuetudine che di questo strumento negato, se ne parli a fine legislatura per ingannare ancora una volta i sardi. Il Comitato d’Iniziativa Costituzionale e Statutaria, ha in corso la stesura di una proposta di Legge elettorale sarda che merita l’attenzione di tutti.

Il voto è l’unica arma che abbiamo per mandare a casa i partiti politici italiani. Urge un progetto politico di riscossa che abbia anche una sua espressione elettorale a tutti i livelli. Se sapremo coordinarci ed unirci sulla base di ciò che condividiamo, vinceremo la nostra battaglia.

Newsletter

Ricevi le ultime news direttamente sulla tua casella di posta elettronica. Iscriviti alla newsletter:
Firma la petizione!
Firma la petizione!

Attività

loader

Ultimi Commenti

  • mikkelj tzoroddu ha scritto Leggi tutto
    Mi sono così, già espresso ... 11 days ago
  • Rosi ha scritto Leggi tutto
    Concordo con quanto scrivi ... 13 days ago
  • Antonella ha scritto Leggi tutto
    tutto perfetto,da non togli... 17 days ago
  • Cristina ha scritto Leggi tutto
    Condivido questo tuo scritt... 19 days ago
  • Anonimo ha scritto Leggi tutto
    Non c'è una virgola da aggi... 19 days ago

Archivio News

Dai il tuo contributo Azalai on-line (indicare il decimale con il punto)

Importo devoluto: